lunedì 27 aprile 2009

Cofferati condannato x comportamento antisindacale


Sergio Cofferati, nella sua veste di Presidente del Teatro Comunale, è colpevole di comportamento antisindacale nei confronti dei dipendenti della Fondazione. Il giudice del Lavoro Filippo Palladino ha infatti accolto il ricorso di due sigle sindacali, Fials e Cisl, contro la decisione della Fondazione di decurtare la paga non solo a coloro che aderirono agli scioperi del 22, 24, 26 e 27 marzo, ma anche ai lavoratori che quelle sere si presentarono in palcoscenico. Poiché La gazza ladrà non andò in scena, la Fondazione aveva applicato il principio della non ricevibilità della prestazione, informandone i dipendenti con un comunitato che il giudice ha ritenuto lesivo della libertà di sciopero. Secondo la sentenza depositata ieri, la Fondazione si farà carico delle spese processuali e risarcirà i dipendenti che non aderirono allo sciopero. (27 aprile 2009)

venerdì 24 aprile 2009

La sinistra di Casarano si prepara al 25 Aprile


La sinistra di Casarano si prepara al 25 Aprile
Casarano(Salento)- Il Partito dei Comunisti Italiani ed il Partito della Rifondazione Comunista,sezione di Casarano, si apprestano a vivere la giornata la data del 25 Aprile con varie attività.
“In un periodo storico in cui viene presentato in Parlamento un disegno di legge per equiparare i repubblichini fascisti ai partigiani ed in cui un ministro della Repubblica si permette di dire che i partigiani lottavano per instaurare una dittatura, riteniamo – affermano i due partiti in un comunicato congiunto - che sia importante essere in piazza il 25 Aprile per ricordare l'eroico sacrificio di quanti, 64 anni fa, ci hanno dato la libertà e la democrazia e per difendere, dagli attacchi dell'arrogante destra al governo, la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza”.

Per questa ragione le organizzazioni cittadine di Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista hanno organizzato,per la giornata di sabato, un sit-in in piazza San Domenico dalle ore 9.30 alle ore 12.30 per ricordare al ministro La Russa che senza sinistra, senza comunisti, non ci sarebbe stata alcuna liberazione.

Nell'occasione verrà adibito un banchetto per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista per le comunali "Sinistra Unita Per Casarano", della quale i due partiti sono tra i promotori, e verrà presentato alla cittadinanza il nuovo simbolo unitario dei Comunisti, sotto il quale PdCI e PRC correranno uniti alle prossime elezioni provinciali ed europee, e che sarà il preludio per la nascita di unico partito comunista in Italia.

venerdì 17 aprile 2009

Binetti crea listone concorrenziale.


Il volto del Tg1 scrive a Franceschini: sì al posto di capolista nel Centro alle Europee
Dall'uomo forte della stagione veltroniana arriva invece un niet pubblico e polemico
Pd, Sassoli accetta la candidatura
Ma il no di Bettini scuote il partito

ROMA - Per il Pd un capolista che buca il video. Sarà il vicedirettore del Tg1 David Sassoli, uno dei volti più noti della Rai, a guidare le liste europee nell'Italia centrale. Lo stesso Sassoli ha accettato la candidatura offertagli dai democratici con una lettera a Dario Franceschini: "Caro Dario, accetto la tua proposta di indossare un vestito nuovo".

"Di primo acchito - scrive il giornalista - mi ha frenato la paura. Pensiero dopo pensiero, però, ho maturato una idea diversa: proprio perchè fortunato forse è venuto il momento di restituire alla mia comunità un pò di quello che ho ricevuto".

Nella giornata del sì di Sassoli c'è però da registrare il niet - pesante e polemico - di Goffredo Bettini. L'uomo forte della stagione veltroniana ha confermato con una lettera al Messaggero la sua rinuncia a candidarsi. Parlando, tra l'altro, di liste correntizie.

Una scelta, quella dell'ex coordinatore del Pd, che nasce dalla mancata candidatura a capolista nel Centro e che rischia di accendere nuove polemiche nel partito. Tanto che per mantenere in piedi gli equilibri generali è lo stesso segretario Franceschini che scende in campo: "Spero che ci ripensi".

Nessun commento, invece, da parte di Walter Veltroni. Tra i colleghi di partito che hanno espresso subito solidarietà anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario regionale Roberto Morassut e il parlamentare Enrico Gasbarra.

mercoledì 15 aprile 2009

Pd sotto il 25%, riscossa comunista...

Pd sotto il 25%, riscossa comunista...
Articolo pubblicato il 15.04.2009 da Affaritaliani.it

Niente da fare. Il Partito Democratico non sembra affatto riprendersi nelle intenzioni di voto. Stando ai sondaggi segreti in mano a Rifondazione Comunista, il Pd di Dario Franceschini rimane fermo tra il 23 e il 24%. Una percentuale nettamente inferiore (di circa dieci punti) rispetto al risultato ottenuto alle Politiche dell'anno scorso. Si conferma il trend positivo dell'Italia dei Valori, quotata attorno al 7%. Ma la notizia vera, a sinistra, è il superamento dello sbarramento del 4% da parte della neo-federazione Prc-Comunisti Italiani.

Il duo Ferrero-Diliberto, infatti, sarebbe tra il 4,5 e il 5%. Non male, ma sotto la soglia, anche Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, Verdi, Sd e Socialisti, formazione accreditata attorno al 2,5-3%. Per quanto riguarda l'Udc di Pierferdinando Casini si conferma il dato del 2008 (5,5-6%). Nella maggioranza il Popolo della Libertà viene dato al 39-41% (ben oltre le Politiche) con la Lega Nord tonica e in deciso rialzo tra il 10 e l'11%. Mpa e La Destra insieme al 2,5%.

venerdì 10 aprile 2009

Ex ministro Castelli condannato.


Corte dei conti
Castelli dovrà risarcire 100 mila euro
Nei mirino dei magistrati contabili gli incarichi di consulenza dell’allora Guardasigilli alla «Global Brain»
ROMA — Una consulenza assegnata in maniera «irrazionale e illegittima». Per questo la Corte dei conti ha condannato l’ex Guardasigilli Roberto Castelli a restituire all’erario 50.000 euro insieme con Settembrino Nebbioso, allora capo di gabinetto del dicastero e che attualmente riveste lo stesso incarico con Angelino Alfano.

La vicenda risale ai primi del Duemila, quando il ministero affidò alla società Global Brain il compito di fare il punto sull’efficienza del sistema giudiziario. «Incarico senza macchie» secondo la difesa, che aveva ottenuto una prima vittoria nel procedimento penale, mai sfociato in un processo perché il Senato negò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Castelli.


La Corte dei conti, però, adesso batte cassa. Non solo per una consulenza assegnata senza alcun bando di gara, ma anche per la nomina tardiva della commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società. E che invece, secondo l’accusa, venne insediata quando il compito era pressoché concluso (per questa ragione, a Nebbioso vengono chiesti ulteriori 8.676 euro). Assolti Daniela Bianchini, Monica Tarchi e Marco Preioni: assegnati alla commissione, è stata accertata la loro estraneità.

Furono due le convenzioni stipulate con la Global Brain, e anche la seconda è costata a Castelli e Nebbioso (assolto invece per un altro capo d’imputazione) una ulteriore richiesta di danni per 47.473 euro (si sfiorano così i 100.000 totali). «Non si capisce l’utilità di un secondo incarico», viene argomentato in sentenza. Risposta: «Il primo studio andava sviluppato, alla società vennero addirittura tagliati i compensi ».

Neanche un euro verrà chiesto indietro, invece, a Giovanni Tinebra, assolto «per difetto di colpa grave». Era il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che con la Global Brain stipulò altre due successive convenzioni, per il «miglioramento dell’assetto organizzativo». Riforma secondo l’accusa mai attuata. Ma perché allora spendere più di 100.000 euro? Per la difesa, il motivo è «nella carenza di personale interno qualificato. La decisione fu collegiale».

«Quel che più ci indigna— fa notare uno degli avvocati difensori, Dario Imparato — è che manca una legge che definisca una volta per tutte il ruolo del ministro, se politico o amministrativo. Perché se è la prima definizione a essere vincente, allora Castelli poteva scegliere chiunque, come consulente. E nessuno può dir niente».

Laura Martellini
10 aprile 2009

mercoledì 8 aprile 2009

comunisti vincono le elezioni in Moldova


I comunisti vincono le elezioni in Moldova
Violenti scontri nella capitale provocati dai manifestanti anticomunisti

Domenica scorsa si sono svolte le elezioni parlamentari in Moldova, repubblica indipendente nata nel 1991, una striscia di terra stretta tra la Romania e l'Ucraina con quasi 4 milioni e mezzo di abitanti

E hanno vinto i comunisti del presidente Vladimir Nicolae Voronin, sfiorando il 50 per cento dei voti. Una vittoria ottenuta in piena legittimità, come hanno attestato gli osservatori dell'Ocse, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea. Il partito comunista governa il paese dal 2001, dopo una catastrofica gestione delle forze politiche iperliberiste che avevano ridotto sul lastrico la Moldova.

Ma quella vittoria ha dato fastidio a molti, non solo perché qualcuno ritiene inammissibile che nell'area geografica degli ex paesi socialisti dell'est europeo possano democraticamente governare i comunisti, con il consenso dei cittadini. Per quanto piccola, la Moldova (che in passato si chiamava Bessarabia e faceva parte dell'Urss) è in posizione strategica e fa gola a chi vuole ulteriormente ridurre l'influenza russa sulla zona.

Voronin vede con favore l'ingresso della Moldova nell'Unione europea, ma non intende entrare nella Nato. Così, appena finito lo spoglio dei voti, si sono scatenate violente manifestazioni anticomuniste. I dimostranti hanno preso d'assalto la sede del parlamento e della presidenza, devastandole e appiccando il fuoco: una donna è morta asfissiata. Gli scontri con la polizia sono stati violentissimi. I manifestanti, al grido di «meglio morti che comunisti», sventolavano bandiere della Romania, il paese confinante indicato dal governo come il fomentatore delle proteste. La situazione resta molto tesa e si teme che possa ripetersi il copione delle “rivoluzioni” colorate di altri paesi vicini: destabilizzare violentemente uno stato, accusare i vincitori delle elezioni di brogli, per aprire la strada al ritorno del liberismo selvaggio e all'allineamento militare con gli Usa.

Fabio Giovannini

(8.4.09)

martedì 7 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo, più di cento vittime




Saia, consigliere regionale del Pdci «c'è bisogno di medici e infermieri, il governo fermi i tagli alla sanità»
Un terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter ha colpito l'Abruzzo. Più di cento morti, 1500 feriti e case crollate sia all'Aquila che nei paesi vicini. Il consigliere regionale Antonio Saia del Pdci stamattina ha lanciato un primo appello:
«Chiediamo al governo di sospendere i tagli alla sanità che il commissario sta operando da quando è in carica. In questo momento i nostri ospedali devono funzionare a pieno regime, abbiamo bisogno di medici e infermieri. La situazione è grave e dobbiamo curare i feriti, il governo si preoccupi di farci operare con sufficiente personale sanitario»
Saia ha dato la piena disponibilità del gruppo del Pdci a collaborare con la Regione per intervenire nelle forme e con i mezzi a disposizione, e ha chiesto al presidente della Regione di chiedere al governo di revocare subito tutti i provvedimenti di "taglio" adottati, a partire dal divieto di stabilizzazione dei numerosi precari delle Asl e dal decreto che ha inasprito i ticket sanitari sui farmaci, « ferma restando - ha spiegato - l’esigenza di procedere sulla strada del risanamento».
Gli sfollati sono migliaia e la protezione civile sta allestendo ospedali da campo e ricoveri per le migliaia di senzatetto del capoluogo e dei 25 paesi colpiti dal sisma. Punti di raccolta per gli sfollati all'Aquila, sono stati allestiti presso la caserma Rossi, lo stadio Fattori, lo stadio di Acquasanta, il centro sportivo Centi Colella e Piazza d'Armi.
La protezione civile ha diramato un appello a non prendere la macchina per raggiungere i paesi colpiti per evitare che si intasino le strade dei soccorsi.L'autostrada A 24 chiusa per verificare eventuali danni, sarà riaperta domani mattina ma sarà percorribile solo da automobili.
All'Aquila è crollata una parte dell'ospedale (il 90% del nosocomio è inagibile) e i feriti più gravi sono stati spostati in elicottero in ospedali sicuri, una sola sala operatoria è in funzione allestita nel reparto di ginecologia. Le due principali sono lesionate e non utilizzabili. Centinaia di feriti vengono ricoverati anche nella cappella.

Attorno all'Aquila ci sono decine di paesini medievali che non hanno ospedali e nemmeno la farmacia, difficili da raggiungere, con case costruite in pietra venute giù come fossero di carta. Onna, una frazione a pochi chilometri dal capoluogo è totalmente distrutta. Duecento abitanti e sotto le macerie ci sono decine di persone, si parla di 50 morti, un quarto del paese.
Santo Stefano in Sessanio, uno dei bellissimi borghi dell'Abruzzo, diventato famoso perché restaurato con cura e diventato un albergo diffuso di fama internazionale è, come gli altri, gravemente danneggiato.

Il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale e il premier ha rinunciato al viaggio previsto a Mosca per recarsi all'Aquila. L'epicentro tra il Lazio e l'Abruzzo è a 95 km da Roma e infatti anche la capitale si è svegliata di colpo questa notte alle 3 e mezza, quando la scossa ha colpito la regione vicina. Alcuni edifici della capitale sono stati lesionati.
Polemiche intorno alle dichiarazioni di un fisico che da settimane aveva preannunciato il pericolo: Giampaolo Giuliani, che lavora al Gran Sasso, aveva spiegato che lo sciame sismico non era da sottovalutare. Ma era stato accusato di "procurato allarme"

lunedì 6 aprile 2009

Ferrero: nessuna fusione con i Comunisti Italiani

Ferrero: nessuna fusione con i Comunisti Italiani
Lunedí 06.04.2009 16:15

Diliberto: noi odiamo Berlusconi. DI' LA TUA
Uniti alle Europee ma nessuna fusione tra Rifondazione Comunista e il Pdci. Lo annuncia ad Affaritaliani.it Paolo Ferrero, segretario del Prc. "Siamo una cosa intermedia. Nel senso che il nostro non è né soltanto un cartello elettorale né l'unificazione dei partiti. Ma è un insieme di forze che hanno deciso di fare un coordinamento stabile e che ha un unico progetto politico sul piano delle elezioni europee, quello di andare nello stesso gruppo parlamentare. Tutti infatti confluiranno nel GUE (Gruppo Unitario della Sinistra). C'è la comune appartenenza in Europa e c'è un programma che abbiamo stilato e che sinteticamente definirei 'come si esce da sinistra dalla crisi'. Non è né un nuovo partito né un puro cartello elettorale".

Però un futuro si può pensare a un unico soggetto comunista? "Credo che si debba fare le cose assieme e che questa sia la strada migliore. Non fare processi di presunte unificazioni che producono solo scissioni. I due partiti resteranno divisi sia formalmente sia sostanzialmente. C'è questo coordinamento che proseguirà anche dopo le Europee ma che non prevede lo scioglimento né di uno né dell'altro partito. E' un modo di lavorare alla pari tra soggetti diversi".

venerdì 3 aprile 2009


Milano, complici governo e sindaco si svolgerà il raduno europeo neonazista
Intollerabile offesa alla città medaglia d'oro della Resistenza

Il raduno europeo dei neonazisti, organizzato da Forza Nuova, si svolgerà in un hotel di Milano domenica 5 aprile

Vi prenderà parte il fior fiore del neonazismo europeo, dal Npd tedesco al British national Party, al francese Front National e ad altri gruppi minori che si rifanno al fascismo e al nazismo. Titolo del raduno è: «La nostra Europa. Popoli e tradizione contro banche e poteri forti».
Una verniciata di attualità sociale e dietro tutta la realtà nera della reazione, del razzismo, della violenza, della discriminazione, dell'odio per la libertà.

Il governo, nonostante l'appello dell'Anpi e di numerose forze politiche dal Pdci a Rifondazione, a larghi settori del Pd, all'Udc non ha voluto vietare il raduno. La stessa cosa ha fatto il sindaco di Milano che individua nell'adunata neonazista un incontro di idee che non può essere vietato a garanzia della libertà di tutti di esprimere le proprie posizioni. Con questi atti governo e sindaco di Milano diventano complici di un attacco alla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ancor più grave e pesante perché il raduno, certamente non a caso, si svolgerà in una città medaglia d'oro proprio della Resistenza. La Milano democratica e antifascista saprà dare la risposta che merita al raduno che rappresenta una offesa alla coscienza civile e democratica di Milano e dell'Italia.

(3.4.09)

giovedì 2 aprile 2009


I sentimenti del Pdci Diliberto: “Noi odiamo Berlusconi”
redazione Mercoledì 1 Aprile 2009 Nessun commento 0 votiCondividi

Ormai fuori dal Parlamento italiano, il segretario del Pdci Oliviero Diliberto prova a entrare in quello di Stasburgo. Correrà, insieme ai compagni del Prc di Paolo Ferrero, per le europee del 6/7 giugno: “Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo ‘una’ falce e martello”. Così aveva detto qualche giorno fa, esprimendo tutta la sua soddisfazione per il via libera, corredato dal simbolo elettorale, all’alleanza con il Prc per le prossime elezioni europee. Oggi, intervistato a Nightline, la trasmissione di Sky tg24 condotta da Maria Latella, ha svelato i suoi sentimenti e si è spinto un po’ (troppo) in là, scagliandosi direttamente contro il presidente del Consiglio: “Come Berlusconi ha in odio il comunismo, così noi abbiamo in odio Berlusconi”. Non usa mezzi termini, il leader Pdci, non nuovo a uscite del genere (come quando disse a Daria Bignardi che “al Billionaire di Briatore ci sarebbe andato col tritolo” o quando affermò che non avrebbe disdegnato riportare a Roma la mummia di Lenin).
“Noi” ha sottolineato Diliberto “siamo gli unici che abbiamo il coraggio di dirlo in modo esplicito e di affrontare Berlusconi. Mi ricordo che due anni fa fui l’unico ad affrontare e sconfiggere Berlusconi in un dibattito televisivo”. Il segretario del Pdci ha spiegato che l’alleanza elettorale dei Comunisti con Rifondazione per le europee “è un progetto politico”. “La falce e martello” ha continuato “non indica un’ideologia astratta: sono i simboli del lavoro, scelti oltre un secolo fa. Oggi forse sarebbe scelto un computer, ma resta il fatto che quei simboli rappresentano i lavoratori: quei lavoratori che sono invisibili per la politica e che diventano visibili solo quando muoiono, proprio come gli immigrati nel canale d’Otranto”.
O come quando sequestrano i manager. Al proposito, secondo Diliberto, il “sequestro” di Francois Pinault da parte dei lavoratori licenziati delle sue aziende “non è nè da condividere nè da condannare, qui c’è da comprendere”. “Pinault” ha sottolineato il leader dei comunisti italiani “ha un patrimonio di 14 miliardi, e con questo patrimonio licenzia 1400- 1600 operai, che lui neanche conosce, che per lui sono numeri e non persone. Questi licenziati diventano visibili solo quando sono costretti a produrre azioni eclatanti. Se non fossero stati licenziati non sarebbero stati costretti a quell’azione eclatante. Del resto, la crisi è stata creata da coloro che licenziano, e le conseguenze le pagano i lavoratori”.