lunedì 30 marzo 2009

Ultimi sondaggi, comunisti al 4,9

Sondaggio Politico-Elettorale

INTENZIONI DI VOTO

Pubblicato il 27/3/2009.
Autore:
Euromedia Research (Ghial Media Srl)

Committente/ Acquirente:
Osservatorio Politico Euromedia Research. Diffuso e pubblicato da Il Giornale

Criteri seguiti per la formazione del campione:
Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza comuni

Metodo di raccolta delle informazioni:
Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.

Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
1.000 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2008)

Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 23/03/2009 ed il 23/03/2009


QUESTIONARIO


QUESITO n.1


Domanda : Quanta fiducia Le ispirano….


Risposta: …Silvio Berlusconi: 65.3% …il Governo Berlusconi: 55.0%


QUESITO n.2


Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni Europee, Lei a quale partito avrebbe dato la Sua preferenza?.


Risposta: Popolo delle Libertà: 43.1% Lega Nord: 10.7% Partito Democratico: 22.4% Italia dei Valori: 7.3% Rifondazione Comunista+Comunisti Italiani+Sinistra Europea: 4.9% Sinistra e Libertà: 2.4% La Destra+Fiamma Tricolore+MPA+Pensionati:2.1% UDC - Unione di centro: 5.0% Radicali: 1.3% Altri: 0.8%

Da "L'unità"


Europee, anche Salvi con la falce e martello di Ferrero e Diliberto
Alle prossime elezioni Europee ci sarà anche la falce e martello. È il simbolo presentato dal nuovo cartello comunista fondato da Prc, Pdci, Socialismo 2000 (il movimento fondato da Cesare Salvi) e Consumatori Uniti.

«Diamo vita – spiegano i fondatori – ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l'Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. La lista – aggiungono – lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà».

Per uscire dalla crisi, insomma, c’è bisogno di comunismo: «La crisi è un prodotto strutturale dell'attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea. Ci proponiamo l'obiettivo di costruire in Italia e in Europa – proseguono – una risposta alla crisi economica puntando all'intervento pubblico e all'aumento dei redditi dei lavoratori. Ci battiamo - ha spiegato il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero – per l'uguaglianza e la libertà, mentre il Pdl al governo si batte per la disuguaglianza e il controllo dei corpi. Siamo contrari a questa destra e per questo siamo di sinistra e comunisti. Il rinnovamento – conclude – non ha nulla a che vedere con l'abiura».
28 marzo 2009

sabato 28 marzo 2009

Presentato il simbolo con cui si presenteranno insieme Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Consumatori uniti


Comunisti in Europa
Presentato il simbolo con cui si presenteranno insieme Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Consumatori uniti



Una lista «anticapitalista» unitaria per i Comunisti italiani e Rifondazione comunista, che si presenteranno sotto lo stesso simbolo insieme a Socialismo 2000 e Consumatori uniti. Una sfida per le prossime europee, ma non solo perché «le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni».

È quanto si legge nel documento sottoscritto dalle quattro formazioni, che stamattina hanno presentato il simbolo in una conferenza stampa a Roma.

«Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo "una' falce e martello"», sottolinea il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. Della necessità di «costruire la sinistra in Italia e in Europa» parla per il Prc Paolo Ferrero, che ribadisce «noi aderiremo al gruppo unito della sinistra in Europa, che fa opposizione politica al trattato di Maastricht e al trattato di Lisbona, che sono all'origine di questa crisi economica».

Rinasce l'opposizione politica e sociale, nelle stesse ore in cui la destra al governo si autocelebra nella sua kermesse congressuale. Al populismo berlusconiano e al post-fascismo interclassista, i comunisti rispondono rilanciando un progetto di azione politica unitaria, radicato nella società, critico nei confronti di un sistema diseguale fondato sullo sfruttamento. Per la difesa del lavoratori, dei loro salari e diritti, dei loro interessi e condizioni di vita, ora c'è un votoutile, «di classe».

giovedì 26 marzo 2009

Il simbolo della falce e martello sara' presente sulle schede elettorali per le europee per superare lo sbarramento del 4%.


AGI) - Roma, 26 mar. - Il simbolo della falce e martello sara' presente sulle schede elettorali per le europee per superare lo sbarramento del 4%. Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi dovranno ratificare l'intesa in questo fine settimana e dovrebbero scendere il lizza assieme a alcuni raggruppamenti di consumatori, a partire dai Consumatori uniti di Bruno De Vita, l'Unione inquilini, movimenti di base e centri sociali. Praticamente rotti i contatti con Sinistra critica di Salvatore Cannavo' e Franco Turigliatto, che chiedevano un simbolo nuovo e la non candidatura degli ex ministri del centrosinistra Ferrero, Diliberto e Salvi. La falce e martello con la bandiera italiana in sottofondo ricordera' il vecchio simbolo del Pci, con sopra la scritta Rifondazione e sotto Comunisti italiani. Intorno una banda rossa con i simboli della Sinistra europea e del Gue, il gruppo della sinistra alternativa a Strasburgo, di Socialismo 2000 e dei consumatori. Tutte le formazioni interessate riuniranno in questo fine settimana i loro organismi dirigenti per rendere effettivo l'accordo e anche da Sinistra critica fanno sapere che si trattera' fino all'ultimo. Un preciso segnale viene da Rifondazione: il segretario Paolo Ferrero e' deciso a non candidarsi. Gli unici nomi certi sono quelli degli europarlamentari uscenti Giusto Catania e Vittorio Agnoletto.
Per il Pdci oltre a Diliberto e' stata annunciata la candidatura dell'astrofisica Margherita Hack. Se non trovera' l'accordo, Sinistra critica per presentarsi dovra' procedere alla non facile raccolta delle firme. Cosa che sta gia' facendo il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, da sempre deciso a presentarsi con una lista autonoma.

La Sinistra (Critica) torna in Parlamento

La Sinistra (Critica) torna in Parlamento
Salvatore Cannav򪬠 24 marzo 2009, 17:58

L'intervento 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile: Sc illustra oggi al Senato la misura anticrisi a sostegno dei redditi, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie



A seguito della raccolta di 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile, Sinistra Critica torna in Parlamento con una misura anticrisi a sostegno dei redditi di lavoratori e lavoratrici, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie.

Il ritorno è un po' più che simbolico perché la proposta, che è stata illustrata oggi al Senato in una Conferenza stampa ma anche alla presidenza del Senato stesso, è il frutto di un lavoro lento e silenzioso durato oltre sei mesi e che ha visto centinaia di banchetti davanti ai luoghi di lavoro, per le strade, nelle città.

Non è stato un lavoro facile, il grado di demoralizzazione e spaesamento provocato dalla disfatta di aprile 2008, frutto del fallimento della Sinistra al governo del Paese, si sono rivelati molto più ampi di quanto pensassimo e molto più forte la disillusione verso qualsiasi forma di riscossa.

Sinistra Critica dopo le elezioni ha deciso di ripartire dal basso, dal contatto diretto. Ha parlato con quasi un milione di persone, ha strappato le firme una a una nel disinteresse generale e nel silenzio gelido degli stessi quotidiani di sinistra. Oggi questo sforzo produce un primo risultato: la prima legge presentata dalla Sinistra in una legislatura che la vede assente dal Parlamento. E' un fatto simbolico, in Parlamento ci si torna solo se si ricomincia dalla fatica quotidiana e non con mosse a effetto, trovate elettoralistiche o dichiarazioni di agenzia.

Ovviamente il risultato di poter depositare alla Commissione Lavoro del Senato un progetto di legge non significa nulla se questo non viene supportato da una campagna permanente che provi a mettere al centro dell'agenda politica la questione del salario, della redistribuzione del reddito dal capitale al lavoro e del reperimento di risorse là dove si sono accumulate negli ultimi quindici anni, nel profitto e nella rendita. Per questo la campagna continuerà: sarà possibile continuare a firmare per la legge sul sito www.51000.it, e proporremo al sindacalismo di classe, ad associazioni, comitati e quant'altro vorrà partecipare l'istituzione di un Comitato di sostegno alle leggi popolari come la nostra ma anche come quella sulla scala mobile presentato nella legislatura precedente.

L'obiettivo è che il Parlamento ne discuta, prenda una qualche posizione, dia una qualche risposta. L'obiettivo centrale, ovviamente, è che si sviluppi una mobilitazione nel paese che vada oltre le singole vertenze o le parate organizzative per sviluppare sul nodo del salario, del reddito, della difesa dalla crisi, una grande vertenza generale e unificante di tutto il mondo del lavoro, del precariato, dei diritti. Sinistra Critica c'è, è in campo e ha cercato di dimostrarlo con i fatti.

*Sinistra critica

PDCI E RC INSIEME PER LE EUROPEE


PDCI E RC INSIEME PER LE EUROPEE?
L'appello della Federazione di Alessandria del Partito dei Comunisti Italiani
(red. 25/3) - PDCI e R.C. uniti per le prossime elezioni europee: finalmente l'ipotesi avanzata dal nostro partito di unità dei comunisti per sviluppare un processo unitario della sinistra si sta realizzando. Chiediamo con forza, quindi, ai compagni di Rifondazione di adottare la stessa linea anche per le prossime elezioni amministrative provinciali.

Questa ipotesi, ne siamo convinti, potrà ridare a tante compagne e compagni quel senso di appartenenza e di speranza che purtroppo in questi ultimi anni hanno perso per la forte frammentazione che si è determinata a sinistra.
Se vogliamo continuare a lottare contro le ingiustizie sociali, per la libertà e la democrazia fuori e dentro le istituzioni, ridando forza a quelle istanze politiche che storicamente hanno portato avanti per anni quei comunisti, che oggi le destre in questo processo autoritario hanno scientificamente voluto escludere dal parlamento italiano, sarà necessario a nostro avviso ritrovare prima di tutto quell’unità comunista nell'interesse generale dei lavoratori, affinché vengano garantiti i loro diritti, per la difesa della scuola pubblica e della sanità pubblica, per poter affermare ancora quei valori di uguaglianza e giustizia, che stanno alla base della costituzione italiana e che purtroppo in questa nostra società si stanno perdendo.

domenica 22 marzo 2009

Anche Pane e Libertà nel segno del falsificazionismo e del revisionismo storici


Anche Pane e Libertà nel segno del falsificazionismo e del revisionismo storici

di Giuseppe Amata

Non poteva essere diversamente. Anche la fiction su Giuseppe Di Vittorio, Pane e Libertà, mandata in onda dalla RAI nei giorni 15 e 16 Marzo, dopo tante già propinate negli ultimi venti anni negli schermi televisivi su politici, papi, “foibe”, personaggi od episodi del ventennio fascista, della Resistenza, della storia sociale dell’Italia degli ultimi due secoli, si inserisce nel grande filone del falsificazionismo e del revisionismo storico per imporre alle nuove generazioni un’assimilazione dei fatti e dei personaggi della storia, indelebile con l’immagine e spesso con la buona recita degli attori (buona non si riferisce alla corretta interpretazione dei personaggi, ma semplicemente alla elevata capacità professionale), nel segno del pensiero unico, fondato sulla negazione della lotta di classe come motore della storia mondiale e quindi sulla priorità degli aspetti individuali su quelli sociali, cioè sull’assegnare una maggiore importanza ai fatti della vita privata rispetto alle relazioni sociali, ai rapporti di produzione che stimolano la coscienza sociale.

Il pensiero unico, un mix di liberalismo e conservatorismo aristocratico, battezzato alla fine degli anni ’80 del XX secolo (con la ristampa di A. De Tocqueville, L’antico regime e la rivoluzione, Rizzoli, Milano, 1989; con la rivalutazione sui mass media di Nietzsche e con l’esaltazione dei nuovi filosofi ed in particolare di Foucault) come “nuovo pensiero”, tanto caro anche a Gorbacev e Shevarnadze per disintegrare l’Unione Sovietica, è fondato sull’associazione comunismo = totalitarismo e sulla negazione della validità storica alla categoria del comunismo. E dato che questa categoria aveva affascinato per un secolo centinaia di milioni di uomini e donne di tante generazioni, non potendosi confutare il fatto che personaggi comunisti hanno lasciato una grande impronta non soltanto nella storia sociale, ma anche in ogni ramo delle attività creative del pensiero e dello sport, ecco pronta per i militanti comunisti l’antica classificazione tra cattivi e buoni; La maggior parte dei comunisti, trattati come cattivi, come orchi, dirigenti freddi e spietati, la minor parte come ingenui visionari, manipolati o bistrattati dagli orchi del potere statale o della gerarchia di partito.

Ma ritorniamo a Pane e Libertà ed al suo personaggio, Giuseppe Di Vittorio.

Gran parte delle due puntate è dedicata agli accadimenti familiari, mentre i fatti politici che hanno segnato la militanza del leader storico della CGIL rimangono in secondo piano od in ombra oppure completamenti assenti. Come è ad esempio l’adesione al Partito comunista, la sua lotta clandestina durante il fascismo e la sua formazione politica, come quella degli altri confinati, attraverso lo studio del marxismo, del leninismo, dell’economia politica e della politica economica che si applicava in Unione Sovietica, fino a diventare segretario generale della CGIL.

Dell’Unione Sovietica si fanno alcuni brevi riferimenti per dileggiare Stalin e l’Internazionale Comunista sia sul “socialfascismo” e sul “patto di non aggressione”, senza gli opportuni approfondimenti storici, limitandosi ad alcune generiche affermazioni didascaliche, contrapponendo il Di Vittorio “indignato” al “cinico” Togliatti pronto a giustificare tutto. Certo le divergenze o le differenze di posizioni nell’Internazionale su questi fatti vi furono e vi furono anche quando fu richiamata la politica dell’alleanza antifascista ed antinazista, al tempo della guerra di Spagna. Ma se, se ne vuole parlare, bisognerebbe dare al pubblico la corretta informazione storica, seppur sintetica, e non propinargli slogans di comodo.

Nella fiction si dimentica altresì il ruolo di Di Vittorio nell’organizzazione della Resistenza, come pure nelle occupazioni delle terre (si fa solo un accenno e di rimando si presenta il personaggio pronto a dimenticare e perdonare i soprusi e le pene corporali subite dai campieri degli agrari, proprio mentre incalzava la lotta di classe!) e nei grandi scioperi per la difesa del lavoro nelle grandi e medie fabbriche del Nord, segnati da decine di lavoratori caduti come a Modena nel 1953. Della liberazione dell’Italia e dell’Europa si mette in evidenza solo la presenza delle truppe, dei carri armati e delle bandiere americane; mentre, come anche nel film di Benigni, La vita è bella, non vi è traccia della grande offensiva delle truppe e dei carri armati sovietici per sconfiggere il nazi-fascismo e liberare i prigionieri dai campi di concentramento. Ricordiamo che gli americani arrivarono a liberare solo il campo di Dacau, tutti gli altri campi, a partire da Auschwitz, furono liberati dai sovietici e la cosa vergognosa nell’informazione RAI e nei discorsi dei politici di casa nostra è che in occasione della shoà, che si ripropone ogni anno il 27 Gennaio, proprio nell’anniversario della liberazione del campo di Auschwitz, spesso non si ricordi il sacrificio dei soldati sovietici ed il fatto che furono loro a liberare i campi di concentramento e più di metà dell’Europa. O quando lo si ricorda si dice che è stato un fatto effimero perché “è arrivata una nuova dittatura” come nella fiction su Perlasca.

Non è mancato, naturalmente, di mettere in rilievo l’entrata dei carri armati russi a Budapest e quindi la riproposizione della contrapposizione tra Di Vittorio e Togliatti. E’ vero, in una prima fase, la posizione di Di Vittorio e quella di Togliatti scaturivano da diverse angolazioni di lettura degli avvenimenti; ma da ciò non si può sentenziare la “netta opposizione di Di Vittorio” alla presa di posizione dei Partiti comunisti, in quanto Di Vittorio, per mantenere l’unità della CGIL, ha dovuto mediare con la posizione di una parte della corrente socialista nel sindacato.

Tutte le fiction che la RAI ha mandato in onda, dunque, contengono un messaggio “rivoluzionario” per le nuove generazioni di studenti e per gli anziani che si vogliono acculturare: non andate a leggere libri di storia, freddi, noiosi, anche se corredati da fotocopie di documenti e fotografie, roba da perditempo, posatevi tranquillamente su un comodo divano davanti il televisore e vedrete una “storia” vivamente interpretata come strumento di “moderna qualità didattica”.

Mi permetto aggiungere: uno strumento didattico per propagandare l’ideologia delle classi dominanti. Come mi è capitato di scrivere altrove, nell’attuale momento storico la classe dominante, prima di imporre la sua volontà d’imperio con la forza, vedi le guerre imperialistiche, cerca di affermare il suo dominio ideologico con la demagogia sui “diritti umani” o meglio con la manipolazione di quei diritti umani, sanciti in ogni Costituzione, scaturita da un movimento popolare, a partire dalla presa della Bastiglia. Il diritto dell’uomo e della donna all’indipendenza economica tramite il lavoro, il diritto alla salute, alla fruizione dei beni comuni, alla libera espressione ed organizzazione si è trasformato con l’insistente propaganda dei mass media nel diritto alla libera circolazione dei capitali, delle merci e dei professionisti del capitale. Chi vuole modificare questa nuova impostazione per regolamentare le relazioni sociali e di scambio viola i “diritti umani”. E’ vero, la libertà di parola è praticata nei paesi difensori dei nuovi diritti umani ma è tollerata fino a quando non è offensiva alle regole della classe dominante. Per farla breve, la nuova versione dei diritti umani, i nuovi regolamenti, le fiction rappresentano il nuovo canto delle sirene, che a differenza di quello mitologico che interessava solo i naviganti, questo rappresenta una trappola mortale per i popoli di tutto il mondo.

venerdì 20 marzo 2009

Fiat Pomigliano, avvisati con sms e a turno iniziato che oggi non si lavora


Fiat Pomigliano, avvisati con sms e a turno iniziato che oggi non si lavora
"Senza lavoro" la motivazione. Oltre 2000 operai mandati a casa e niente paga



Diritti, tutele, Statuto dei lavoratori, rispetto, dignità delle persone, sono tutti concetti e categorie prive di senso ed ignorate nei confronti dei lavoratori della Fiat auto di Pomigliano d'Arco che questa mattina sono stati avvisati mentre erano già al lavoro del fatto che oggi non si poteva assemblare e quindi tutti a casa

I dirigenti della Fiat hanno comunicato alle Rsu e agli operai (2100) che per oggi era sospesa la produzione dell'Alfa 159. Ieri, per la catena di montaggio dell'Alfa 147, i sindacalisti avevano ricevuto un sms con il quale si comunicava che alle 6 non partiva la produzione. Si tratta di una vera e propria aggressione nei confronti del lavoro, nello spregio assoluto della dignità e dei diritti delle persone.

Se ieri erano partiti alcuni sms, oggi gli operai sono stati fatti entrare nello stabilimento e poi intorno alle 10,00 l'azienda ha annunciato il “senza lavoro”, cioè poiché mancavano i cablaggi non si poteva lavorare, quindi tutti fuori e giornata di lavoro non pagata.

Gerardo Giannone, operaio comunista della Fiat auto di Pomigliano, ci ha spiegato come «con il “senza lavoro” non siamo coperti nemmeno dalla cassa integrazione. Avvisarci la mattina stessa è diventata ormai una prassi da parte dell'azienda, da qui l'indignazione e la rabbia che anche questa mattina hanno assalito gli operai». Sebastiano D'Onofrio, rappresentante sindacale della Fiom, racconta così l'accaduto: «I capi-reparto hanno detto di tornare a casa, senza dare alcuna spiegazione sul perché della sospensione. Le Rsu e le segreterie sindacali, invece, hanno ricevuto un sms di comunicazione dal gruppo dirigente, dopo che quasi tutti i lavoratori erano già stati informati». Non si hanno notizie più chiare sulla ripresa o meno della produzione, oggi infatti doveva essere il penultimo giorno di produzione dell'Alfa 159, da lunedì, infatti, si passa dalla padella nella brace con un periodo di cassa integrazione che dovrebbe terminare il 20 aprile.

Inoltre a Pomigliano è crisi da oltre un anno, vista la produzione di auto costose e non a basse emissioni, quindi un mercato per il quale la crisi è amplificata. L'indotto è allo stremo e le piccole imprese fornitrici di materiali per l'assemblaggio non ricevono i soldi da mesi e così bloccano le forniture. Secondo Giannone «sarebbe necessario che le istituzioni intervenissero. La Regione invece di spendere 190 milioni di euro per la formazione rivolta agli operai in cassa integrazione, che andrebbero a percepire tra i 200-300 euro per qualche mese, dovrebbe chiedere ed intervenire per una riconversione della produzione ed un rilancio dell'industria. Non abbiamo bisogno di assistenza ma di far ripartire il lavoro». Per Terenzio Del Gaudio, responsabile Lavoro Pdci-Campania, «la situazione è difficile e le promesse per cambi di produzione e riconversioni sembrano ogni giorno più aleatorie. Per la produzione di auto ecocompatibili si parla di tempi lunghissimi, mentre l'altra ipotesi avanzata è quella che a Pomigliano dovrebbero realizzarsi le produzioni in eccesso negli stabilimenti di Melfi e Cassino. Ma si capisce che nella situazione attuale di crisi non ci sono produzioni in eccesso».

a. v.

(19.3.09)

mercoledì 18 marzo 2009

Ora nel Pd si accorgono che aveva ragione Prodi
Livia Turco e Renzo Lusetti, « fu un errore correre da soli»

Ci si può consolare con il classico “meglio tardi che mai”, ma anche chiedersi che cosa abbiano fatto per 15 mesi, perché non abbiano parlato, espresso critiche, dubbi

E sì perché ora a più di un anno dalla caduta del governo Prodi e dalle disastrose elezioni di aprile, a poche settimane dal fallimento della linea veltroniana i cosiddetti dirigenti del Pd, quelli che fino a qualche mese fa dicevano, almeno in pubblico, “Walter sei tutti noi”, escono allo scoperto. Per dire che Romano aveva ragione, che la scelta di andare da soli alle elezioni è stata disastrosa. «Sono andato via perché il partito aveva una linea che non condividevo» aveva detto il professore, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un atto d'accusa netto, fermo contro Veltroni e la sua strategia suicida: «grazie al suo “da soli alle elezioni” cadde il mio governo» ricorda il professore levandosi non un sassolino ma un macigno dalle scarpe. Ha aspettato Romano, fedele al consiglio che vuole che la vendetta sia un piatto che va consumato freddo. E il risultato c'è stato. Tra i parlamentari che si dicono d'accordo con l'analisi dell'ex premier Renzo Lusetti e la dalemiana Livia Turco. «L'errore commesso da Veltroni – dichiara Lusetti - è stato quello di annunciare che il Pd sarebbe andato da solo alla sfida elettorale quando ancora non c'era la crisi di governo, una scelta che ha indebolito l'esecutivo». «Io gli do ragione, ho sempre pensato che Prodi avesse ragione», commenta Livia Turco. L'ha sempre pensato, ma l'ha solo sussurrato. Peccato.


Per Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, e leader della nuova formazione “Sinistra e libertà” «Prodi ha fatto un discorso di verità, ricostruendo i passaggi che hanno portato alla caduta del suo governo». In questi passaggi, ad onor del vero, un ruolo di rilievo lo occupa anche Fausto Bertinotti, che con il “brodino caldo”, "il poeta morente” e la “separazione consensuale” fu uno dei co-protagonisti della fine del governo di centrosinistra.

g.c.

martedì 17 marzo 2009

Salvador : l'Fmln vince le presidenziali!

L'Fmln vince le presidenziali in Salvador
Funes è il nuovo presidente con il 51,27% mentre la destra si ferma al 48,73. Il popolo in piazza con i vecchi comandanti guerriglieri



La vecchia guerriglia salvadoregna ha ottenuto una vittoria storica. Per la prima volta dopo la fine della guerra civile e la firma degli accordi di pace, il Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale (Fmln) ha conquistato la presidenza della repubblica del Salvador

Il suo candidato Mauricio Funes ha avuto il 51,27% dei voti mentre la destra (Arena) si è fermata al 48,73%. Il nuovo presidente ha parlato, circondato dai vecchi comandanti guerriglieri con voce rotta dalla fatica e dalla emozione. «Questa notte occorre avere lo stesso sentimento di speranza e di riconciliazione che abbiamo avuto con la firma degli accordi di pace. Oggi -ha continuato- abbiamo firmato un nuovo accordo di pace del paese con se stesso. Per questo invito tutte le forze politiche e sociali a costruire insieme il futuro. Non ho alcun dubbio che oggi ha trionfato il popolo che ha creduto nella speranza e ha vinto la paura».

In ogni caso con i suoi alti e bassi la vecchia guardia della guerriglia ha voluto presentare come candidato un giovane, moderato i cui discorsi pieni di dialogo e di riconciliazione nazionale hanno portato alla vittoria. Durante tutta la campagna elettorale l'Fmln era stato accusato dalla destra di voler vendere il paese a Hugo Chavez e al comunismo internazionale. Ma il nuovo presidente non si è rivolto al Venezuela ma direttamente agli Usa, nel suo primo discorso, rivendicando una politica estera indipendente, di integrazione centroamericana e di rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti.

Funes ha iniziato il discorso dicendo: «Questa è la notte più felice della mia vita e credo che sarà la notte della più grande speranza per il Salvador». Poi riferendosi a monsignor Romero, assassinato nel 1980, ha ricordato che, come diceva lui, «la chiesa ha una opzione preferenziale per i poveri. Questo farò io: favorire i poveri e gli esclusi». Dalla piazza oltre a grandi applausi si è alzato forte un grido «El pueblo unido jamas serà vencido».
L'avversario sconfitto ha accettato democraticamente la vittoria di Funes con una dichiarazione ufficiale. Da oggi si apre un capitolo nuovo per la storia del Salvador e dell'America latina dove sempre con più forza avanza ovunque la sinistra. Auguri compagno Funes.

(16.3.09)

lunedì 16 marzo 2009

Prodi: governo finì quando Veltroni cambiò linea.


Prodi: Governo finì quando Veltroni cambiò linea
Red, 16 marzo 2009, 11:30

Il Professore, dagli schermi di Fazio, non pronuncia mai il nome di Veltroni, ma la bocciatura è totale. "Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare da solo - ricorda - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e portare nella cultura di governo anche le ali estreme"



Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. È terribile il ritorno in tv di Romano Prodi a parlare del Partito democratico - scrive La Repubblica -. "Cosa pensò - gli chiede Fabio Fazio a 'Che tempo che fa' - quando lei era presidente del Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe corso da solo?". L'ex premier risponde a razzo. "Non ho avuto bisogno di pensare. Mastella mise la testa di traverso nel mio ufficio e mi disse: "Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io a far prima fuori voi". Sorride, poi aggiunge: "Per la verità usò una frase un po' più colorita".

Non è finita. Mastella votò contro, il governo di centrosinistra cadde. Prodi ci tiene a far saper che poteva durare. "Dopo una Finanziaria durissima, il paese si poteva distendere, avere i frutti di quei sacrifici. Invece è successo come con il mio primo governo. Entrammo nell'euro, poi il governo fu fatto cadere". Non pronuncia il nome di Veltroni, ma la bocciatura è totale.
Pubblica, per la prima volta. Dalla poltroncina della trasmissione di Rai Tre dove si siede dopo il comico Iacchetti e l'economista Latouche. E prima che Luciana Littizzetto lo dipinga come un Bin Laden uscito dalle grotte della politica. "Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare da solo - martella - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e portare nella cultura di governo anche le ali estreme".
Ovvero a sinistra arrivare fino ai comunisti delle varie sigle.

Il Professore si lancia dagli schermi di Fazio in una vera lezione di politica: "Con una legge elettorale bipartitica si può avere un partito che comprende tutto, - dice - ma se la legge permette ancora la frammentazione allora serve una coalizione per vincere le elezioni e il Pd ne è il nucleo portante". Il segretario sconfitto è colpito e ancora colpito. "Certamente la linea adottata non era la mia e per questo mi sono fatto da parte" dice un Prodi serafico e durissimo. Si è messo l'ultima cravatta che gli regalarono quando se ne stava per andare da Palazzo Chigi.

Racconta che non c'è nessun retroscena nella tessera del partito presa solo sabato scorso, a marzo inoltrato. "Non è stata una nuova iscrizione, c'è stato un gran can can ma sono iscritto da sempre. Aspettavo solo la tessera nuova. Ma io ero già iscritto, poi mi hanno telefonato dicendomi "C'è la tessera, vieni a prenderla" ha esordito. Fazio punzecchia: "Non c'entra il cambio Veltroni-Franceschini?" "Non arrivava la tessera stampata. Non mi aspettavo tutta questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava che non la rifacessi, che nutrissi rancore. Mi sembra ovvio che ci vogliono i tempi necessari".
La diplomazia politico-televisiva si ferma qui e nel non fare attacchi con nomi e cognomi. Ma non c'è comprensione per Veltroni che pure, sempre sabato, lo aveva ricordato "con affetto" nella sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni.

E non è ancora finita l'apparizione tv che si alza il coro di elogi e dei rimpianti dei prodiani superstiti. Quello del Professore è un partito completamente antitetico rispetto al veltroniano. Prodi ripete che "il Pd è il proseguimento dell'Ulivo". "E' la speranza del paese. Il futuro. Non possiamo che scommettere su questo. Mettere insieme i diversi riformismo". Sul suo futuro insiste a dire che non si ricandiderà più alla guida del centrosinistra.
"No. Sono un serio tesserato di un partito". Nè che sarà capolista alle elezioni europee o presidente del Pd. "Quando ho detto esco dalla politica l'ho detto con serietà. Mi hanno offerto di essere capolista alle europee, e me l'ha offerto il Belgio. Mi ha fatto piacere, ma ho chiuso".

Dai retroscena dei quotidiani mainstream si apprende inotltre che, in realtà, il ritorno prodiano sarebbe stato in gestazione da settimane.
Dario Franceschini non ancora segretario, due sabati prima delle elezioni in Sardegna, era andato a Bologna a casa di Prodi ad anticipargli il possibile addio di Veltroni e a chiedergli un coinvolgimento nel partito. Anche i suoi fedelissimi avevano insistito. La tessera del Pd ripresa dal deluso più eccellente dice che la pacificazione interna guidata dal nuovo segretario ha avuto successo.

Per motivi diversi, Massimo D'Alema ed il Professore avevano accompagnato la segreteria di Walter Veltroni con un distacco ostentato e risentito. Adesso sono entrambi di nuovo in gioco: seppure con due ipotesi opposte di partito. I veltroniani vedono nell'appoggio a Franceschini una voglia di rivalsa: di D'Alema, perché si sentiva emarginato dal nuovismo; e di Prodi, perché la discontinuità col governo dell'Unione aveva finito per accentuare l'idea del suo fallimento. Ma forse esiste una seconda ragione: la nuova leadership nasce politicamente neutrale, con l'imperativo del "primum vivere". Dunque, cancella per necessità qualunque ambizione di durata e di chiarezza strategica. Franceschini gioca ogni carta sul recupero dell'astensionismo di sinistra e dell'antiberlusconismo: due frontiere sulle quali di qui alle europee di primavera tutti sembrano d'accordo.
L'obiettivo, quasi il sogno proibito, è quello di avvicinarsi al risultato del 2008. Un anno fa apparve una sconfitta bruciante nei confronti del centrodestra berlusconiano. Dimostrò che il Pd non aveva preso un solo voto al centrodestra; e che doveva rivedere tutto. Ma oggi l'ipotesi anche soltanto di avvicinarsi al 30 per cento sarebbe vissuta come un miracolo: significherebbe avere arginato una delusione che rischia di portarsi via il Pd in quanto tale.

La rivalutazione di Prodi e dell'Unione; l'insistenza sulla continuità fra Pd e Ulivo; gli attacchi ad un Berlusconi considerato avversario naturale ed ideale del centrosinistra: tutto contribuisce a rendere la segreteria Franceschini come il luogo ideale di una temporanea riconciliazione. All'ombra di questa strategia ognuno nel Pd può mettere un'ipoteca sul dopo elezioni. Solo ad urne chiuse si capirà se l'operazione è servita a far ripartire il progetto piddino o se questo va archiviato.

domenica 15 marzo 2009

Il Secolo lancia un "Istituto Gramsci" della destra


Documenti, cimeli, cartoline dell'Msi e di An
Se ne sentiva veramente la mancanza, dopo il revisionismo, che ha toccato i terreni del falso storico e dell'indecenza, passiamo ora alla agiografia del fascismo
La proposta è di Alessandro Campi, quotato intellettuale di destra che dalle pagine del Secolo d'Italia lancia il progetto di un “Archivio nazionale”, che raccolga le testimonianze e i documenti della destra italiana, diciamo un Istituto Gramsci all'incontrario. Certo Alleanza nazionale visto che si sta sciogliendo nel Pdl doveva pur inventarsi un qualcosa per far sopravvivere la sigla (An). L'idea dell'archivio è piaciuta subito a quelli dell'ambiente di destra e così si registra il plauso di Venezani e Mennitti. Ma ecco di cosa dovrebbe trattarsi: un archivio nazionale che raccolga quanto proposto in 60 anni dall'Msi prima e da An dopo; documenti, libri, cartoline, filmati che testimoniano la storia del partito dal dopoguerra ai giorni nostri. «Un modo – spiegano gli ideatori della proposta - per tutelare l'ampio patrimonio culturale del movimento politico fondato il 26 dicembre 1946 dai reduci della Repubblica Sociale Italiana ed ex esponenti del partito nazionale fascista». Donato La morte, memoria storica del partito e deputato, dice: «Stiamo pensando di creare un archivio nazionale dove raccogliere documenti, cimeli e quant'altro, soprattutto dal '48 in poi. Così potremo preservare il nostro patrimonio storico e culturale». Una storia gloriosa tutta nell'alveo della tradizione repubblicana e democratica del nostro Paese!(13.3.09)

sabato 14 marzo 2009


Monica Maro, 13 marzo 2009, 18:25
Politica Il semaforo verde è scattato in una cena Diliberto-Ferrero: dopo qualche scintilla polemica, i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune. Continuano le trattative con Sinistra Critica

E' stata una cena fra Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (che ha dovuto sacrificare alla ragione di partito la sua passione interista, nel giorno della sconfitta dei nerazzurri a Manchester) a sciogliere le ultime diffidenze fra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, in vista della lista comune per le elezioni europee. Dopo qualche scintilla polemica (il leader del Pdci Diliberto aveva accusato Ferrero di pensare a un Prc "autosufficiente"), i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune: Ramon Mantovani, Mimmo Caporusso e Gianluigi Pegolo per il Prc, Orazio Licandro, Nino Frosini e Alessandro Pignatiello per il Pdci.
Dalla prossima settimana ci saranno riunioni quasi quotidiane del gruppo di lavoro congiunto, con l'obiettivo di varare le liste entro fine mese: Rifondazione ha già convocato il comitato politico nazionale per il 28 marzo, il Pdci lo farà presto con il suo comitato centrale. "Per ora - dice Claudio Grassi, della segreteria del Prc - non ci sono criteri di proporzione fra i partiti per le liste, la cosa importante è aprire il più possibile a rappresentanti di movimento e personalità della sinistra". L'idea di una lista 'aperta' serve anche in vista della concorrenza della Sinistra per le libertà di Nichi Vendola (ex Prc) e Claudio Fava, che dovrebbero ufficializzare il matrimonio (e il simbolo comune) martedì prossimo.
Candidata ad allearsi con Prc e Pdci anche una terza formazione politica, Sinistra critica, nata dalla scissione dal Prc dei "dissidenti" del Governo Prodi. " Per ora nulla di concreto - ci spiega Cannavò (che proprio in queste ore si è ‘dimesso' dalla redazione di Liberazione, dove ha continuato formalmente a lavorare nonostante l'uscita dal partito)-. Siamo aperti al confronto, ma se non dovessimo trovare l'accordo, siamo pronti a presentarci da soli". Martedì è fissato un incontro con il segretario di Rifondazione Ferrero.Da sciogliere per il nuovo "matrimonio elettorale" l'annosa questione del il simbolo: sarà una falce e martello molto simile al simbolo di Rifondazione e del Pdci, ma Sinistra critica chiede che sotto il logo principale, in piccolo, siano presenti i tre simboli di partito su un piano paritario. A Rifondazione nicchiano, e comunque Sinistra critica pensa anche a una piccola rivincita "simbolica": la candidatura in testa di lista di Franco Turigliatto, proprio il senatore "dissidente" eletto nel 2006 con il Prc, il cui voto contrario alla politica estera di Romano Prodi e Massimo D'Alema avviò il processo della mini-scissione a fine 2007.

venerdì 13 marzo 2009

Niente ronde, solo squadracce. Da Roma a Pordenone aggressioni razziste


Mancuso (Arcigay), «giustizia fai-da-te in mano a gruppi di fanatici integralisti»

«Siete romeni?», in realtà sono albanesi ma comunque arrivano le botte, siamo a Roma, Tor Bella Monaca la scorsa notte, gli aggressori sono una trentina di italiani armati di bastoni e pietre, sembra anche qualche pistola
La colpa delle due vittime è solo quella di essere stranieri. Oggi arriva anche la notizia che a Pordenone uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali, è stato insultato e aggredito a calci e pugni da tre persone: due giovani di 21 e 22 anni e un uomo di 43 anni. Le indagini hanno portato all'identificazione del terzetto, che così ha giustificato l'accaduto: «volevamo dare una lezione ai froci». Il presidente nazionale dell'Arci Gay, Aurelio Mancuso, denucia che tutto ciò «accade di fronte all'assenza drammatica di politiche sociali e culturali da parte delle istituzioni. In particolare nel Nord-Est la cultura delle ronde leghiste sta alimentando un clima di sfiducia, pregiudizio e paura dell'altro che legittima a rifiutare ogni diversita e fa sì che la giustizia fai-da-te del nostro paese sia in mano a gruppi di fanatici integralisti». La scorsa settimana a Napoli, nel cuore della città, è stato aggredito un giovane studente italo-etiope, anche per lui botte ed insulti.Episodi, esempi violenti di intolleranza, di razzismo, da nord a sud, nessuno escluso. Gli autori sono, ovviamente, italianissimi e magari si sentono un po' più spalleggiati dalle leggi e norme in via di approvazione. Se le ronde ancora non ci sono, di sicuro ci sono le “squadracce”, agiscono, insultano, picchiano, e qualche volta sembrano anche un po' comprese e coccolate dal senso comune. Complici di certo i gravissimi episodi di aggressioni e stupri delle ultime settimane, alcuni da attribuire a persone straniere, ma altre tutte rigorosamente di casa nostra. Ed il governo cosa fa? Si accinge ad approvare il pacchetto sicurezza con tanto di ronde per vigilare le città e l'obbligo per i medici di denunciare gli stranieri irregolari, l'inciviltà che avanza. Ma per quanto riguarda le intercettazioni, poiché in genere gli intercettati sono dei potenti, ad essere colpevoli sono i giornalisti. Poi però, per far vedere che siamo un paese civile, si manda in onda una bella fiction, nella quale, guardando la luna, sono tutti buoni, belli (anche gli stranieri!), comprensivi e solidali, ma che sia solo per fiction. L'importante è che le persone seguitino ad essere più terrorizzate dai “mostri” della Caffarella che dalla crisi, dalla perdita di lavoro, dall'aggressione ai diritti.