giovedì 11 giugno 2009
Coordinamento della lista anticapitalista e comunista

Ferrero-Diliberto-Salvi, nasce coordinamento: "Obiettivo costruzione polo comunisti e sinistra autonomo da Pd"
Oggi si è costituito il Coordinamento della lista anticapitalista e comunista formato da Paolo Ferrero, Oliviero Diliberto e Cesare Salvi.
"Nella riunione si è deciso di rendere stabile il coordinamento, confermando la volontà di proseguire il lavoro comune che ha dato vita alla lista; l`obiettivo è la costruzione di un polo politico dei comunisti e della sinistra, rivolto a tutte le culture critiche, autonomo dal Partito Democratico, che abbia al centro l`estensione dei diritti dei lavoratori, la tutela dell`ambiente, la pace, la democrazia e quindi l`opposizione intransigente alle politiche del governo Berlusconi e della Confindustria".
"Nei prossimi giorni si terranno incontri con esponenti di forze politiche, culturali e sociali per verificare la possibilità di allargare l`esperienza della lista anticapitalista e comunista al fine di dar vita ad un processo di aggregazione della sinistra di alternativa".
venerdì 29 maggio 2009
Europee/ Ottimismo tra i comunisti. Vendola preoccupato

Grande ottimismo nelle sedi di Rifondazione Comunista e del Pdci, convinti di riuscire a raggiungere e superare il 4% alle elezioni europee del 6-7 giugno ed eleggere così almeno due parlamentari a Strasburgo. In pole position tra i più graditi della lista comunista ci sarebbe Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genova Social Forum ed eurodeputato uscente. L'obiettivo è quello di costruire una forza che vada oltre l'appuntamento elettorale e che possa costituire un polo della sinistra radicale. Il modello è quello della Linke tedesca di Oscar Lafontaine, accreditata in Germania dell'11-12%.
Clima ben diverso nel quartier generale di Sinistra e Libertà. Per la formazione di Nichi Vendola - raccontano nel Palazzo - la speranza di arrivare alla soglia è davvero ridotta al lumicino. E un risultato modesto porterebbe quasi certamente allo scioglimento del cartello elettorale: Verdi verso Ferrero e Diliberto, Sinistra Democratica, Socialisti e vendoliani verso il Partito Democratico come costola o corrente di sinistra. Soprattutto se dovesse vincere il congresso Pierluigi Bersani...
martedì 26 maggio 2009
Ferrero, Salvi e Diliberto a Terni

Martedì 26 maggio alle ore 21, in Piazza della Repubblica a Terni, si svolgerà una grande manifestazione della Lista Comunista (Partito della Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) dal titolo "Su la testa !", che vedrà la partecipazione dei leader nazionali della sinistra.
Dal palco parleranno Cesare Salvi (presidente di Socialismo 2000), Fabio Amato (Responsabile Esteri PRC e candidato al Parlamento Europeo nella circoscrizione centro Italia), Oliviero Diliberto (Segretario Nazionale dei Comunisti Italiani) e Paolo Ferrero (Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista).
Martedì 26 maggio alle ore 21, in Piazza della Repubblica a Terni, si svolgerà una grande manifestazione della Lista Comunista (Partito della Rifondazione Comunista e Partito dei Comunisti Italiani) dal titolo "Su la testa !", che vedrà la partecipazione dei leader nazionali della sinistra.
Dal palco parleranno Cesare Salvi (presidente di Socialismo 2000), Fabio Amato (Responsabile Esteri PRC e candidato al Parlamento Europeo nella circoscrizione centro Italia), Oliviero Diliberto (Segretario Nazionale dei Comunisti Italiani) e Paolo Ferrero (Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista).
Nel corso della manifestazione porteranno il proprio saluto Leopoldo Di Girolamo (Candidato a Sindaco di Terni del centrosinistra) e Feliciano Polli (Candidato a Presidente della Provincia di Terni del centrosinistra). Saranno inoltre presenti i candidati umbri della lista comunista alle elezioni europee Giuseppe Mascio, Orfeo Goracci e Maria Rosaria Marella.
Prima e dopo la manifestazione la piazza sarà allietata dal concerto degli "Sbronzi di riace".
venerdì 22 maggio 2009
Sale la lista comunista-anticapitalista!

Incognita astensione nel voto per le Europee: un quinto degli italiani non ha ancora deciso
Giovedí 21.05.2009 15:40
A 16 giorni dall'apertura delle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo, un quinto degli italiani non ha ancora scelto: molti gli indecisi, fortemente tentati anche dall'astensione. È quanto emerge dall'ultima fotografia sulle intenzioni di voto scattata dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis prima del black out previsto dalla legge elettorale: uno scenario non previsivo, in quanto ancora soggetto a possibili significative variazioni.
Se si votasse oggi, secondo le stime DEMOPOLIS, il PDL si attesterebbe intorno al 40% (con una forbice tra il 38 e il 42%), con la Lega al 10%.
Il Partito Democratico si posizionerebbe invece tra il 25 ed il 27%, l'IdV all'8%, l'UDC al 6%. A rischio, al momento, tutte le altre liste: vicine alla soglia del 4% appaiono Rifondazione con i Comunisti Italiani e il cartello dell'Autonomia.
In un voto fluido e d'opinione, come quello per le Europee, sono ancora possibili molte sorprese: il tasso di partecipazione al voto - secondo i ricercatori dell'Istituto Demopolis - potrebbe divenire l'elemento decisivo nella misurazione del consenso ai partiti.
Nota metodologica
L'indagine, diretta da Pietro Vento con la collaborazione di Giusy Montalbano, è stata realizzata dell'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, dal 16 al 20 maggio, con metodologie CATI-CAWI, su un campione di 1.004 cittadini maggiorenni, rappresentativo dell'universo degli elettori italiani. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco Elio Tabacchi; Maria Sabrina Titone ha contribuito all'analisi dei dati.
giovedì 21 maggio 2009
Sondaggio: il Pdl stacca il Pd

La rilevazione Demos&Pi: il centrodestra sfiora il 50%
Le due liste di sinistra in ripresa. I democratici perdono mezzo punto rispetto a marzo
Sondaggio: il Pdl stacca il Pd
Crescono Bossi e Di Pietro
Dario Franceschini
La campagna elettorale per il 6-7 giugno (europee e amministrative) procede sottotono, senza produrre (per ora) grandi cambiamenti nelle preferenze di voto degli italiani. I risultati dell'ultimo Atlante Politico, realizzato da Demos per Repubblica, confermano l'ampio vantaggio del centro-destra. Ma se lo scarto Pd-Pdl rimane sostanzialmente invariato, rispetto alle stime di marzo, spostamenti più rilevanti sembrano investire i loro alleati e le "terze forze".
Dopo le politiche 2008, il Pd ha subìto una forte emorragia di consensi. A marzo era stimato al 26%.
L'adozione di una strategia più "aggressiva" ha permesso di frenare questa tendenza al declino, senza però invertirla. Il sondaggio - realizzato prima dell'uscita delle motivazioni della sentenza Mills - individua, tuttavia, un'area non trascurabile di elettori che, pur avendo scelto il Pd nel 2008, non hanno ancora deciso se riconfermare il voto passato oppure orientarsi su altre forze (o sull'astensione).
A beneficiare dei flussi "in uscita" dal Pd è stato, in una prima fase, soprattutto l'Idv (a marzo sopra l'8%), la cui progressione sembra essersi però arrestata.
Riprende quota, invece, la sinistra comunista, che, sebbene divisa, punta a raddoppiare il (magro) bottino di un anno fa. Entrambe le formazioni dell'area rimangono, per ora, poco sotto la soglia di sbarramento del 4%: Prc-Pdci si attesta al 3.7%, Sinistra e libertà al 3.1%. Sotto il 3 per cento sono invece i radicali che corrono da soli. L'Udc, grazie al ruolo "equidistante" assunto dopo il 2008, conferma la crescita registrata a marzo (7%).
Sul fronte di centro-destra, prosegue la marcia di avvicinamento alla soglia simbolica del 50%, soprattutto grazie alla crescita della Lega, che sembra poter sfondare il tetto del 10%. La coalizione berlusconiana si attesta intorno al 49%. Senza contare l'Mpa, il cui patto con la Destra di Storace non pare corrispondere, per ora, alla "somma" dei due partiti (e delle altre forze confluite nel cartello elettorale). Il Pdl conferma il suo largo seguito elettorale (38.8%), mentre cresce la concorrenza interna nella maggioranza, in particolare nelle regioni del Nord.
Nota metodologica
L%u2019Atlante Politico è realizzato da Demos & Pi e curato da Ilvo Diamanti, insieme a Fabio Bordignon, Roberto Biorcio e Natascia Porcellato, con la collaborazione di Martina Di Pierdomenico per l%u2019elaborazione dei dati e la presentazione dei risultati. Il sondaggio è stato condotto nei giorni 12-15 maggio 2009 da Demetra (metodo CATI; supervisione: Claudio Zilio). Il campione, di 1010 persone, è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni. Le stime sulle intenzioni di voto (curate da Roberto Biorcio) sono state realizzate su un campione più ampio di 1318 casi, tenendo sotto controllo la distribuzione territoriale, i caratteri socio-demografici e i precedenti comportamenti elettorali dei rispondenti.
Documentazione completa su www.sondaggipoliticoelettorali.it
martedì 12 maggio 2009
Soddisfazione dei Comunisti Italiani per le liste provinciali

Soddisfazione dei Comunisti Italiani per le liste provinciali
Riceviamo e pubblichiamo una nota della federazione genovese del Partito dei Comunisti Italiani. “Il Partito dei Comunisti Italiani esprime profonda soddisfazione per essere riuscito a presentare liste comuniste in dodici comuni della provincia di Genova. Nei Comuni di Campomorone, Crocefieschi, Fascia, Fontanigorda, Gorreto, Mignanego, Montebruno, Rondanina, Serra Riccò e Tiglieto correranno insieme a Rifondazione Comunista sotto il simbolo unitario presentato alle europee; nel Comune di Busalla e di Torriglia parteciperanno alla prossima tornata elettorale con il loro simbolo. I comunisti italiani sono candidati anche nella lista presentata al Comune di Sant'Olcese sotto il simbolo di Rifondazione Comunista. In una fase storica in cui i valori dei comunisti sono messi strumentalmente in discussione, questa scelta si pone in significativa controtendenza: una forza comunista ritorna dopo tanti anni dalla fine del PCI tra la gente con il proprio simbolo, in alternativa al Partito Democratico, ormai forza moderata di centro che ha scelto una strada di equidistanza tra i padroni ed i lavoratori distinguendosi sempre meno dal centro-destra. In questi comuni le liste civiche risultano troppo spesso come un insieme eterogeneo di interessi individuali di non chiara appartenenza politica: la scelta dei comunisti vuole significare un nuovo impegno, coerente e orientato ai veri bisogni della gente. Le liste comuniste, che hanno riscosso un significativo apprezzamento della gente durante la raccolta delle firme, sono un modo di tornare ad una politica condivisa, realmente collegata al territorio, in grado di scardinare gli interessi di parte che diffusamente monopolizzano le scelte delle giunte comunali.”
09/05/2009 13:20:43 Redazione
lunedì 11 maggio 2009
Europee, Sondaggi - Secondo 'Predict09.eu' Prc+Pdci al 5,3%

"Un dato a dir poco clamoroso". Così il quotidiano online Affaritaliani.it presenta le stime di Predict09.eu della Burson Marstellers sulle prossime elezioni europee di giugno. "Un vero e proprio terremoto in vista delle elezioni europee di giugno. Il Partito democratico è accreditato del 30%, soltanto 2 punti in meno rispetto al Popolo della Libertà (32%)".
Il report è stilato "da tre dei più famosi scienziati politici del Vecchio Continente: Simon Hix (London School of Economics), Michael Marsh (Trinity College Dublin), and Nick Vivyan (London School of Economics).
I dati dell'ultima analisi risalgono a giovedì 7 maggio. Testa a testa per il terzo posto tra la Lega Nord (6,9%) e l'Italia dei Valori (6,7%). L'Udc si ferma al 5,4%. Ottimo il risultato della lista comunista Rifondazione - Pdci al 5,3%. Sfiora lo sbarramento del 4% la lista Mpa-Storace-Pionati-Pensionati al 3,7. Sinistra e Libertà di Nichi Vendola non va oltre il 3,3%.
Colpo di scena anche in Germania, con i socialdemocratici davanti ai conservatori della Merkel: 30 a 28%. In Francia il partito di Sarkozy ha 5 punti di vantaggio sui socialisti: 27 a 22%.
Pessime notizie per Zapatero in Spagna, dove i Popolari sono al 40% contro il 37 del Psoe.
Nel Regno Unito, infine, i laburisti di Brown sono 4 punti sotto i Tory's: 27 a 31%".
lunedì 27 aprile 2009
Cofferati condannato x comportamento antisindacale
Sergio Cofferati, nella sua veste di Presidente del Teatro Comunale, è colpevole di comportamento antisindacale nei confronti dei dipendenti della Fondazione. Il giudice del Lavoro Filippo Palladino ha infatti accolto il ricorso di due sigle sindacali, Fials e Cisl, contro la decisione della Fondazione di decurtare la paga non solo a coloro che aderirono agli scioperi del 22, 24, 26 e 27 marzo, ma anche ai lavoratori che quelle sere si presentarono in palcoscenico. Poiché La gazza ladrà non andò in scena, la Fondazione aveva applicato il principio della non ricevibilità della prestazione, informandone i dipendenti con un comunitato che il giudice ha ritenuto lesivo della libertà di sciopero. Secondo la sentenza depositata ieri, la Fondazione si farà carico delle spese processuali e risarcirà i dipendenti che non aderirono allo sciopero. (27 aprile 2009)
venerdì 24 aprile 2009
La sinistra di Casarano si prepara al 25 Aprile

La sinistra di Casarano si prepara al 25 Aprile
Casarano(Salento)- Il Partito dei Comunisti Italiani ed il Partito della Rifondazione Comunista,sezione di Casarano, si apprestano a vivere la giornata la data del 25 Aprile con varie attività.
“In un periodo storico in cui viene presentato in Parlamento un disegno di legge per equiparare i repubblichini fascisti ai partigiani ed in cui un ministro della Repubblica si permette di dire che i partigiani lottavano per instaurare una dittatura, riteniamo – affermano i due partiti in un comunicato congiunto - che sia importante essere in piazza il 25 Aprile per ricordare l'eroico sacrificio di quanti, 64 anni fa, ci hanno dato la libertà e la democrazia e per difendere, dagli attacchi dell'arrogante destra al governo, la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza”.
Per questa ragione le organizzazioni cittadine di Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista hanno organizzato,per la giornata di sabato, un sit-in in piazza San Domenico dalle ore 9.30 alle ore 12.30 per ricordare al ministro La Russa che senza sinistra, senza comunisti, non ci sarebbe stata alcuna liberazione.
Nell'occasione verrà adibito un banchetto per la raccolta delle firme necessarie alla presentazione della lista per le comunali "Sinistra Unita Per Casarano", della quale i due partiti sono tra i promotori, e verrà presentato alla cittadinanza il nuovo simbolo unitario dei Comunisti, sotto il quale PdCI e PRC correranno uniti alle prossime elezioni provinciali ed europee, e che sarà il preludio per la nascita di unico partito comunista in Italia.
venerdì 17 aprile 2009
Binetti crea listone concorrenziale.

Il volto del Tg1 scrive a Franceschini: sì al posto di capolista nel Centro alle Europee
Dall'uomo forte della stagione veltroniana arriva invece un niet pubblico e polemico
Pd, Sassoli accetta la candidatura
Ma il no di Bettini scuote il partito
ROMA - Per il Pd un capolista che buca il video. Sarà il vicedirettore del Tg1 David Sassoli, uno dei volti più noti della Rai, a guidare le liste europee nell'Italia centrale. Lo stesso Sassoli ha accettato la candidatura offertagli dai democratici con una lettera a Dario Franceschini: "Caro Dario, accetto la tua proposta di indossare un vestito nuovo".
"Di primo acchito - scrive il giornalista - mi ha frenato la paura. Pensiero dopo pensiero, però, ho maturato una idea diversa: proprio perchè fortunato forse è venuto il momento di restituire alla mia comunità un pò di quello che ho ricevuto".
Nella giornata del sì di Sassoli c'è però da registrare il niet - pesante e polemico - di Goffredo Bettini. L'uomo forte della stagione veltroniana ha confermato con una lettera al Messaggero la sua rinuncia a candidarsi. Parlando, tra l'altro, di liste correntizie.
Una scelta, quella dell'ex coordinatore del Pd, che nasce dalla mancata candidatura a capolista nel Centro e che rischia di accendere nuove polemiche nel partito. Tanto che per mantenere in piedi gli equilibri generali è lo stesso segretario Franceschini che scende in campo: "Spero che ci ripensi".
Nessun commento, invece, da parte di Walter Veltroni. Tra i colleghi di partito che hanno espresso subito solidarietà anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario regionale Roberto Morassut e il parlamentare Enrico Gasbarra.
mercoledì 15 aprile 2009
Pd sotto il 25%, riscossa comunista...
Pd sotto il 25%, riscossa comunista...
Articolo pubblicato il 15.04.2009 da Affaritaliani.it
Niente da fare. Il Partito Democratico non sembra affatto riprendersi nelle intenzioni di voto. Stando ai sondaggi segreti in mano a Rifondazione Comunista, il Pd di Dario Franceschini rimane fermo tra il 23 e il 24%. Una percentuale nettamente inferiore (di circa dieci punti) rispetto al risultato ottenuto alle Politiche dell'anno scorso. Si conferma il trend positivo dell'Italia dei Valori, quotata attorno al 7%. Ma la notizia vera, a sinistra, è il superamento dello sbarramento del 4% da parte della neo-federazione Prc-Comunisti Italiani.
Il duo Ferrero-Diliberto, infatti, sarebbe tra il 4,5 e il 5%. Non male, ma sotto la soglia, anche Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, Verdi, Sd e Socialisti, formazione accreditata attorno al 2,5-3%. Per quanto riguarda l'Udc di Pierferdinando Casini si conferma il dato del 2008 (5,5-6%). Nella maggioranza il Popolo della Libertà viene dato al 39-41% (ben oltre le Politiche) con la Lega Nord tonica e in deciso rialzo tra il 10 e l'11%. Mpa e La Destra insieme al 2,5%.
Articolo pubblicato il 15.04.2009 da Affaritaliani.it
Niente da fare. Il Partito Democratico non sembra affatto riprendersi nelle intenzioni di voto. Stando ai sondaggi segreti in mano a Rifondazione Comunista, il Pd di Dario Franceschini rimane fermo tra il 23 e il 24%. Una percentuale nettamente inferiore (di circa dieci punti) rispetto al risultato ottenuto alle Politiche dell'anno scorso. Si conferma il trend positivo dell'Italia dei Valori, quotata attorno al 7%. Ma la notizia vera, a sinistra, è il superamento dello sbarramento del 4% da parte della neo-federazione Prc-Comunisti Italiani.
Il duo Ferrero-Diliberto, infatti, sarebbe tra il 4,5 e il 5%. Non male, ma sotto la soglia, anche Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, Verdi, Sd e Socialisti, formazione accreditata attorno al 2,5-3%. Per quanto riguarda l'Udc di Pierferdinando Casini si conferma il dato del 2008 (5,5-6%). Nella maggioranza il Popolo della Libertà viene dato al 39-41% (ben oltre le Politiche) con la Lega Nord tonica e in deciso rialzo tra il 10 e l'11%. Mpa e La Destra insieme al 2,5%.
venerdì 10 aprile 2009
Ex ministro Castelli condannato.

Corte dei conti
Castelli dovrà risarcire 100 mila euro
Nei mirino dei magistrati contabili gli incarichi di consulenza dell’allora Guardasigilli alla «Global Brain»
ROMA — Una consulenza assegnata in maniera «irrazionale e illegittima». Per questo la Corte dei conti ha condannato l’ex Guardasigilli Roberto Castelli a restituire all’erario 50.000 euro insieme con Settembrino Nebbioso, allora capo di gabinetto del dicastero e che attualmente riveste lo stesso incarico con Angelino Alfano.
La vicenda risale ai primi del Duemila, quando il ministero affidò alla società Global Brain il compito di fare il punto sull’efficienza del sistema giudiziario. «Incarico senza macchie» secondo la difesa, che aveva ottenuto una prima vittoria nel procedimento penale, mai sfociato in un processo perché il Senato negò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Castelli.
La Corte dei conti, però, adesso batte cassa. Non solo per una consulenza assegnata senza alcun bando di gara, ma anche per la nomina tardiva della commissione che avrebbe dovuto vigilare sulla società. E che invece, secondo l’accusa, venne insediata quando il compito era pressoché concluso (per questa ragione, a Nebbioso vengono chiesti ulteriori 8.676 euro). Assolti Daniela Bianchini, Monica Tarchi e Marco Preioni: assegnati alla commissione, è stata accertata la loro estraneità.
Furono due le convenzioni stipulate con la Global Brain, e anche la seconda è costata a Castelli e Nebbioso (assolto invece per un altro capo d’imputazione) una ulteriore richiesta di danni per 47.473 euro (si sfiorano così i 100.000 totali). «Non si capisce l’utilità di un secondo incarico», viene argomentato in sentenza. Risposta: «Il primo studio andava sviluppato, alla società vennero addirittura tagliati i compensi ».
Neanche un euro verrà chiesto indietro, invece, a Giovanni Tinebra, assolto «per difetto di colpa grave». Era il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che con la Global Brain stipulò altre due successive convenzioni, per il «miglioramento dell’assetto organizzativo». Riforma secondo l’accusa mai attuata. Ma perché allora spendere più di 100.000 euro? Per la difesa, il motivo è «nella carenza di personale interno qualificato. La decisione fu collegiale».
«Quel che più ci indigna— fa notare uno degli avvocati difensori, Dario Imparato — è che manca una legge che definisca una volta per tutte il ruolo del ministro, se politico o amministrativo. Perché se è la prima definizione a essere vincente, allora Castelli poteva scegliere chiunque, come consulente. E nessuno può dir niente».
Laura Martellini
10 aprile 2009
mercoledì 8 aprile 2009
comunisti vincono le elezioni in Moldova

I comunisti vincono le elezioni in Moldova
Violenti scontri nella capitale provocati dai manifestanti anticomunisti
Domenica scorsa si sono svolte le elezioni parlamentari in Moldova, repubblica indipendente nata nel 1991, una striscia di terra stretta tra la Romania e l'Ucraina con quasi 4 milioni e mezzo di abitanti
E hanno vinto i comunisti del presidente Vladimir Nicolae Voronin, sfiorando il 50 per cento dei voti. Una vittoria ottenuta in piena legittimità, come hanno attestato gli osservatori dell'Ocse, l'organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea. Il partito comunista governa il paese dal 2001, dopo una catastrofica gestione delle forze politiche iperliberiste che avevano ridotto sul lastrico la Moldova.
Ma quella vittoria ha dato fastidio a molti, non solo perché qualcuno ritiene inammissibile che nell'area geografica degli ex paesi socialisti dell'est europeo possano democraticamente governare i comunisti, con il consenso dei cittadini. Per quanto piccola, la Moldova (che in passato si chiamava Bessarabia e faceva parte dell'Urss) è in posizione strategica e fa gola a chi vuole ulteriormente ridurre l'influenza russa sulla zona.
Voronin vede con favore l'ingresso della Moldova nell'Unione europea, ma non intende entrare nella Nato. Così, appena finito lo spoglio dei voti, si sono scatenate violente manifestazioni anticomuniste. I dimostranti hanno preso d'assalto la sede del parlamento e della presidenza, devastandole e appiccando il fuoco: una donna è morta asfissiata. Gli scontri con la polizia sono stati violentissimi. I manifestanti, al grido di «meglio morti che comunisti», sventolavano bandiere della Romania, il paese confinante indicato dal governo come il fomentatore delle proteste. La situazione resta molto tesa e si teme che possa ripetersi il copione delle “rivoluzioni” colorate di altri paesi vicini: destabilizzare violentemente uno stato, accusare i vincitori delle elezioni di brogli, per aprire la strada al ritorno del liberismo selvaggio e all'allineamento militare con gli Usa.
Fabio Giovannini
(8.4.09)
martedì 7 aprile 2009
Terremoto in Abruzzo, più di cento vittime

Saia, consigliere regionale del Pdci «c'è bisogno di medici e infermieri, il governo fermi i tagli alla sanità»
Un terremoto di magnitudo 6,3 della scala Richter ha colpito l'Abruzzo. Più di cento morti, 1500 feriti e case crollate sia all'Aquila che nei paesi vicini. Il consigliere regionale Antonio Saia del Pdci stamattina ha lanciato un primo appello:
«Chiediamo al governo di sospendere i tagli alla sanità che il commissario sta operando da quando è in carica. In questo momento i nostri ospedali devono funzionare a pieno regime, abbiamo bisogno di medici e infermieri. La situazione è grave e dobbiamo curare i feriti, il governo si preoccupi di farci operare con sufficiente personale sanitario»
Saia ha dato la piena disponibilità del gruppo del Pdci a collaborare con la Regione per intervenire nelle forme e con i mezzi a disposizione, e ha chiesto al presidente della Regione di chiedere al governo di revocare subito tutti i provvedimenti di "taglio" adottati, a partire dal divieto di stabilizzazione dei numerosi precari delle Asl e dal decreto che ha inasprito i ticket sanitari sui farmaci, « ferma restando - ha spiegato - l’esigenza di procedere sulla strada del risanamento».
Gli sfollati sono migliaia e la protezione civile sta allestendo ospedali da campo e ricoveri per le migliaia di senzatetto del capoluogo e dei 25 paesi colpiti dal sisma. Punti di raccolta per gli sfollati all'Aquila, sono stati allestiti presso la caserma Rossi, lo stadio Fattori, lo stadio di Acquasanta, il centro sportivo Centi Colella e Piazza d'Armi.
La protezione civile ha diramato un appello a non prendere la macchina per raggiungere i paesi colpiti per evitare che si intasino le strade dei soccorsi.L'autostrada A 24 chiusa per verificare eventuali danni, sarà riaperta domani mattina ma sarà percorribile solo da automobili.
All'Aquila è crollata una parte dell'ospedale (il 90% del nosocomio è inagibile) e i feriti più gravi sono stati spostati in elicottero in ospedali sicuri, una sola sala operatoria è in funzione allestita nel reparto di ginecologia. Le due principali sono lesionate e non utilizzabili. Centinaia di feriti vengono ricoverati anche nella cappella.
Attorno all'Aquila ci sono decine di paesini medievali che non hanno ospedali e nemmeno la farmacia, difficili da raggiungere, con case costruite in pietra venute giù come fossero di carta. Onna, una frazione a pochi chilometri dal capoluogo è totalmente distrutta. Duecento abitanti e sotto le macerie ci sono decine di persone, si parla di 50 morti, un quarto del paese.
Santo Stefano in Sessanio, uno dei bellissimi borghi dell'Abruzzo, diventato famoso perché restaurato con cura e diventato un albergo diffuso di fama internazionale è, come gli altri, gravemente danneggiato.
Il governo ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale e il premier ha rinunciato al viaggio previsto a Mosca per recarsi all'Aquila. L'epicentro tra il Lazio e l'Abruzzo è a 95 km da Roma e infatti anche la capitale si è svegliata di colpo questa notte alle 3 e mezza, quando la scossa ha colpito la regione vicina. Alcuni edifici della capitale sono stati lesionati.
Polemiche intorno alle dichiarazioni di un fisico che da settimane aveva preannunciato il pericolo: Giampaolo Giuliani, che lavora al Gran Sasso, aveva spiegato che lo sciame sismico non era da sottovalutare. Ma era stato accusato di "procurato allarme"
lunedì 6 aprile 2009
Ferrero: nessuna fusione con i Comunisti Italiani
Ferrero: nessuna fusione con i Comunisti Italiani
Lunedí 06.04.2009 16:15
Diliberto: noi odiamo Berlusconi. DI' LA TUA
Uniti alle Europee ma nessuna fusione tra Rifondazione Comunista e il Pdci. Lo annuncia ad Affaritaliani.it Paolo Ferrero, segretario del Prc. "Siamo una cosa intermedia. Nel senso che il nostro non è né soltanto un cartello elettorale né l'unificazione dei partiti. Ma è un insieme di forze che hanno deciso di fare un coordinamento stabile e che ha un unico progetto politico sul piano delle elezioni europee, quello di andare nello stesso gruppo parlamentare. Tutti infatti confluiranno nel GUE (Gruppo Unitario della Sinistra). C'è la comune appartenenza in Europa e c'è un programma che abbiamo stilato e che sinteticamente definirei 'come si esce da sinistra dalla crisi'. Non è né un nuovo partito né un puro cartello elettorale".
Però un futuro si può pensare a un unico soggetto comunista? "Credo che si debba fare le cose assieme e che questa sia la strada migliore. Non fare processi di presunte unificazioni che producono solo scissioni. I due partiti resteranno divisi sia formalmente sia sostanzialmente. C'è questo coordinamento che proseguirà anche dopo le Europee ma che non prevede lo scioglimento né di uno né dell'altro partito. E' un modo di lavorare alla pari tra soggetti diversi".
Lunedí 06.04.2009 16:15
Diliberto: noi odiamo Berlusconi. DI' LA TUA
Uniti alle Europee ma nessuna fusione tra Rifondazione Comunista e il Pdci. Lo annuncia ad Affaritaliani.it Paolo Ferrero, segretario del Prc. "Siamo una cosa intermedia. Nel senso che il nostro non è né soltanto un cartello elettorale né l'unificazione dei partiti. Ma è un insieme di forze che hanno deciso di fare un coordinamento stabile e che ha un unico progetto politico sul piano delle elezioni europee, quello di andare nello stesso gruppo parlamentare. Tutti infatti confluiranno nel GUE (Gruppo Unitario della Sinistra). C'è la comune appartenenza in Europa e c'è un programma che abbiamo stilato e che sinteticamente definirei 'come si esce da sinistra dalla crisi'. Non è né un nuovo partito né un puro cartello elettorale".
Però un futuro si può pensare a un unico soggetto comunista? "Credo che si debba fare le cose assieme e che questa sia la strada migliore. Non fare processi di presunte unificazioni che producono solo scissioni. I due partiti resteranno divisi sia formalmente sia sostanzialmente. C'è questo coordinamento che proseguirà anche dopo le Europee ma che non prevede lo scioglimento né di uno né dell'altro partito. E' un modo di lavorare alla pari tra soggetti diversi".
venerdì 3 aprile 2009

Milano, complici governo e sindaco si svolgerà il raduno europeo neonazista
Intollerabile offesa alla città medaglia d'oro della Resistenza
Il raduno europeo dei neonazisti, organizzato da Forza Nuova, si svolgerà in un hotel di Milano domenica 5 aprile
Vi prenderà parte il fior fiore del neonazismo europeo, dal Npd tedesco al British national Party, al francese Front National e ad altri gruppi minori che si rifanno al fascismo e al nazismo. Titolo del raduno è: «La nostra Europa. Popoli e tradizione contro banche e poteri forti».
Una verniciata di attualità sociale e dietro tutta la realtà nera della reazione, del razzismo, della violenza, della discriminazione, dell'odio per la libertà.
Il governo, nonostante l'appello dell'Anpi e di numerose forze politiche dal Pdci a Rifondazione, a larghi settori del Pd, all'Udc non ha voluto vietare il raduno. La stessa cosa ha fatto il sindaco di Milano che individua nell'adunata neonazista un incontro di idee che non può essere vietato a garanzia della libertà di tutti di esprimere le proprie posizioni. Con questi atti governo e sindaco di Milano diventano complici di un attacco alla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ancor più grave e pesante perché il raduno, certamente non a caso, si svolgerà in una città medaglia d'oro proprio della Resistenza. La Milano democratica e antifascista saprà dare la risposta che merita al raduno che rappresenta una offesa alla coscienza civile e democratica di Milano e dell'Italia.
(3.4.09)
giovedì 2 aprile 2009

I sentimenti del Pdci Diliberto: “Noi odiamo Berlusconi”
redazione Mercoledì 1 Aprile 2009 Nessun commento 0 votiCondividi
Ormai fuori dal Parlamento italiano, il segretario del Pdci Oliviero Diliberto prova a entrare in quello di Stasburgo. Correrà, insieme ai compagni del Prc di Paolo Ferrero, per le europee del 6/7 giugno: “Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo ‘una’ falce e martello”. Così aveva detto qualche giorno fa, esprimendo tutta la sua soddisfazione per il via libera, corredato dal simbolo elettorale, all’alleanza con il Prc per le prossime elezioni europee. Oggi, intervistato a Nightline, la trasmissione di Sky tg24 condotta da Maria Latella, ha svelato i suoi sentimenti e si è spinto un po’ (troppo) in là, scagliandosi direttamente contro il presidente del Consiglio: “Come Berlusconi ha in odio il comunismo, così noi abbiamo in odio Berlusconi”. Non usa mezzi termini, il leader Pdci, non nuovo a uscite del genere (come quando disse a Daria Bignardi che “al Billionaire di Briatore ci sarebbe andato col tritolo” o quando affermò che non avrebbe disdegnato riportare a Roma la mummia di Lenin).
“Noi” ha sottolineato Diliberto “siamo gli unici che abbiamo il coraggio di dirlo in modo esplicito e di affrontare Berlusconi. Mi ricordo che due anni fa fui l’unico ad affrontare e sconfiggere Berlusconi in un dibattito televisivo”. Il segretario del Pdci ha spiegato che l’alleanza elettorale dei Comunisti con Rifondazione per le europee “è un progetto politico”. “La falce e martello” ha continuato “non indica un’ideologia astratta: sono i simboli del lavoro, scelti oltre un secolo fa. Oggi forse sarebbe scelto un computer, ma resta il fatto che quei simboli rappresentano i lavoratori: quei lavoratori che sono invisibili per la politica e che diventano visibili solo quando muoiono, proprio come gli immigrati nel canale d’Otranto”.
O come quando sequestrano i manager. Al proposito, secondo Diliberto, il “sequestro” di Francois Pinault da parte dei lavoratori licenziati delle sue aziende “non è nè da condividere nè da condannare, qui c’è da comprendere”. “Pinault” ha sottolineato il leader dei comunisti italiani “ha un patrimonio di 14 miliardi, e con questo patrimonio licenzia 1400- 1600 operai, che lui neanche conosce, che per lui sono numeri e non persone. Questi licenziati diventano visibili solo quando sono costretti a produrre azioni eclatanti. Se non fossero stati licenziati non sarebbero stati costretti a quell’azione eclatante. Del resto, la crisi è stata creata da coloro che licenziano, e le conseguenze le pagano i lavoratori”.
lunedì 30 marzo 2009
Ultimi sondaggi, comunisti al 4,9
Sondaggio Politico-Elettorale
INTENZIONI DI VOTO
Pubblicato il 27/3/2009.
Autore:
Euromedia Research (Ghial Media Srl)
Committente/ Acquirente:
Osservatorio Politico Euromedia Research. Diffuso e pubblicato da Il Giornale
Criteri seguiti per la formazione del campione:
Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza comuni
Metodo di raccolta delle informazioni:
Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
1.000 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2008)
Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 23/03/2009 ed il 23/03/2009
QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : Quanta fiducia Le ispirano….
Risposta: …Silvio Berlusconi: 65.3% …il Governo Berlusconi: 55.0%
QUESITO n.2
Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni Europee, Lei a quale partito avrebbe dato la Sua preferenza?.
Risposta: Popolo delle Libertà: 43.1% Lega Nord: 10.7% Partito Democratico: 22.4% Italia dei Valori: 7.3% Rifondazione Comunista+Comunisti Italiani+Sinistra Europea: 4.9% Sinistra e Libertà: 2.4% La Destra+Fiamma Tricolore+MPA+Pensionati:2.1% UDC - Unione di centro: 5.0% Radicali: 1.3% Altri: 0.8%
INTENZIONI DI VOTO
Pubblicato il 27/3/2009.
Autore:
Euromedia Research (Ghial Media Srl)
Committente/ Acquirente:
Osservatorio Politico Euromedia Research. Diffuso e pubblicato da Il Giornale
Criteri seguiti per la formazione del campione:
Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza comuni
Metodo di raccolta delle informazioni:
Interviste telefoniche – metodologia C.A.T.I.
Numero delle persone interpellate e universo di riferimento:
1.000 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre di entrambi i sessi appartenenti a qualsiasi condizione sociale, residenti in famiglie con il telefono (Fonte ISTAT – 2008)
Data in cui è stato realizzato il sondaggio:
Tra il 23/03/2009 ed il 23/03/2009
QUESTIONARIO
QUESITO n.1
Domanda : Quanta fiducia Le ispirano….
Risposta: …Silvio Berlusconi: 65.3% …il Governo Berlusconi: 55.0%
QUESITO n.2
Domanda : Se ieri si fossero tenute le elezioni Europee, Lei a quale partito avrebbe dato la Sua preferenza?.
Risposta: Popolo delle Libertà: 43.1% Lega Nord: 10.7% Partito Democratico: 22.4% Italia dei Valori: 7.3% Rifondazione Comunista+Comunisti Italiani+Sinistra Europea: 4.9% Sinistra e Libertà: 2.4% La Destra+Fiamma Tricolore+MPA+Pensionati:2.1% UDC - Unione di centro: 5.0% Radicali: 1.3% Altri: 0.8%
Da "L'unità"

Europee, anche Salvi con la falce e martello di Ferrero e Diliberto
Alle prossime elezioni Europee ci sarà anche la falce e martello. È il simbolo presentato dal nuovo cartello comunista fondato da Prc, Pdci, Socialismo 2000 (il movimento fondato da Cesare Salvi) e Consumatori Uniti.
«Diamo vita – spiegano i fondatori – ad una lista anticapitalista che unisce una proposta politica per l'Europa. Lo facciamo insieme ad esponenti della Sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del mondo femminista, ambientalista e pacifista. La lista – aggiungono – lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economica, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà».
Per uscire dalla crisi, insomma, c’è bisogno di comunismo: «La crisi è un prodotto strutturale dell'attuale capitalismo finanziario-speculativo, sostanzialmente favorito dal Trattato di Maastricht che in 15 anni ha peggiorato sensibilmente le condizioni di vita e lavorative della maggioranza della popolazione europea. Ci proponiamo l'obiettivo di costruire in Italia e in Europa – proseguono – una risposta alla crisi economica puntando all'intervento pubblico e all'aumento dei redditi dei lavoratori. Ci battiamo - ha spiegato il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero – per l'uguaglianza e la libertà, mentre il Pdl al governo si batte per la disuguaglianza e il controllo dei corpi. Siamo contrari a questa destra e per questo siamo di sinistra e comunisti. Il rinnovamento – conclude – non ha nulla a che vedere con l'abiura».
28 marzo 2009
sabato 28 marzo 2009
Presentato il simbolo con cui si presenteranno insieme Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Consumatori uniti

Comunisti in Europa
Presentato il simbolo con cui si presenteranno insieme Pdci, Prc, Socialismo 2000 e Consumatori uniti
Una lista «anticapitalista» unitaria per i Comunisti italiani e Rifondazione comunista, che si presenteranno sotto lo stesso simbolo insieme a Socialismo 2000 e Consumatori uniti. Una sfida per le prossime europee, ma non solo perché «le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni».
È quanto si legge nel documento sottoscritto dalle quattro formazioni, che stamattina hanno presentato il simbolo in una conferenza stampa a Roma.
«Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede; o meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo "una' falce e martello"», sottolinea il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. Della necessità di «costruire la sinistra in Italia e in Europa» parla per il Prc Paolo Ferrero, che ribadisce «noi aderiremo al gruppo unito della sinistra in Europa, che fa opposizione politica al trattato di Maastricht e al trattato di Lisbona, che sono all'origine di questa crisi economica».
Rinasce l'opposizione politica e sociale, nelle stesse ore in cui la destra al governo si autocelebra nella sua kermesse congressuale. Al populismo berlusconiano e al post-fascismo interclassista, i comunisti rispondono rilanciando un progetto di azione politica unitaria, radicato nella società, critico nei confronti di un sistema diseguale fondato sullo sfruttamento. Per la difesa del lavoratori, dei loro salari e diritti, dei loro interessi e condizioni di vita, ora c'è un votoutile, «di classe».
giovedì 26 marzo 2009
Il simbolo della falce e martello sara' presente sulle schede elettorali per le europee per superare lo sbarramento del 4%.

AGI) - Roma, 26 mar. - Il simbolo della falce e martello sara' presente sulle schede elettorali per le europee per superare lo sbarramento del 4%. Rifondazione comunista, Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi dovranno ratificare l'intesa in questo fine settimana e dovrebbero scendere il lizza assieme a alcuni raggruppamenti di consumatori, a partire dai Consumatori uniti di Bruno De Vita, l'Unione inquilini, movimenti di base e centri sociali. Praticamente rotti i contatti con Sinistra critica di Salvatore Cannavo' e Franco Turigliatto, che chiedevano un simbolo nuovo e la non candidatura degli ex ministri del centrosinistra Ferrero, Diliberto e Salvi. La falce e martello con la bandiera italiana in sottofondo ricordera' il vecchio simbolo del Pci, con sopra la scritta Rifondazione e sotto Comunisti italiani. Intorno una banda rossa con i simboli della Sinistra europea e del Gue, il gruppo della sinistra alternativa a Strasburgo, di Socialismo 2000 e dei consumatori. Tutte le formazioni interessate riuniranno in questo fine settimana i loro organismi dirigenti per rendere effettivo l'accordo e anche da Sinistra critica fanno sapere che si trattera' fino all'ultimo. Un preciso segnale viene da Rifondazione: il segretario Paolo Ferrero e' deciso a non candidarsi. Gli unici nomi certi sono quelli degli europarlamentari uscenti Giusto Catania e Vittorio Agnoletto.
Per il Pdci oltre a Diliberto e' stata annunciata la candidatura dell'astrofisica Margherita Hack. Se non trovera' l'accordo, Sinistra critica per presentarsi dovra' procedere alla non facile raccolta delle firme. Cosa che sta gia' facendo il Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando, da sempre deciso a presentarsi con una lista autonoma.
La Sinistra (Critica) torna in Parlamento
La Sinistra (Critica) torna in Parlamento
Salvatore Cannav 24 marzo 2009, 17:58
L'intervento 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile: Sc illustra oggi al Senato la misura anticrisi a sostegno dei redditi, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie
A seguito della raccolta di 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile, Sinistra Critica torna in Parlamento con una misura anticrisi a sostegno dei redditi di lavoratori e lavoratrici, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie.
Il ritorno è un po' più che simbolico perché la proposta, che è stata illustrata oggi al Senato in una Conferenza stampa ma anche alla presidenza del Senato stesso, è il frutto di un lavoro lento e silenzioso durato oltre sei mesi e che ha visto centinaia di banchetti davanti ai luoghi di lavoro, per le strade, nelle città.
Non è stato un lavoro facile, il grado di demoralizzazione e spaesamento provocato dalla disfatta di aprile 2008, frutto del fallimento della Sinistra al governo del Paese, si sono rivelati molto più ampi di quanto pensassimo e molto più forte la disillusione verso qualsiasi forma di riscossa.
Sinistra Critica dopo le elezioni ha deciso di ripartire dal basso, dal contatto diretto. Ha parlato con quasi un milione di persone, ha strappato le firme una a una nel disinteresse generale e nel silenzio gelido degli stessi quotidiani di sinistra. Oggi questo sforzo produce un primo risultato: la prima legge presentata dalla Sinistra in una legislatura che la vede assente dal Parlamento. E' un fatto simbolico, in Parlamento ci si torna solo se si ricomincia dalla fatica quotidiana e non con mosse a effetto, trovate elettoralistiche o dichiarazioni di agenzia.
Ovviamente il risultato di poter depositare alla Commissione Lavoro del Senato un progetto di legge non significa nulla se questo non viene supportato da una campagna permanente che provi a mettere al centro dell'agenda politica la questione del salario, della redistribuzione del reddito dal capitale al lavoro e del reperimento di risorse là dove si sono accumulate negli ultimi quindici anni, nel profitto e nella rendita. Per questo la campagna continuerà: sarà possibile continuare a firmare per la legge sul sito www.51000.it, e proporremo al sindacalismo di classe, ad associazioni, comitati e quant'altro vorrà partecipare l'istituzione di un Comitato di sostegno alle leggi popolari come la nostra ma anche come quella sulla scala mobile presentato nella legislatura precedente.
L'obiettivo è che il Parlamento ne discuta, prenda una qualche posizione, dia una qualche risposta. L'obiettivo centrale, ovviamente, è che si sviluppi una mobilitazione nel paese che vada oltre le singole vertenze o le parate organizzative per sviluppare sul nodo del salario, del reddito, della difesa dalla crisi, una grande vertenza generale e unificante di tutto il mondo del lavoro, del precariato, dei diritti. Sinistra Critica c'è, è in campo e ha cercato di dimostrarlo con i fatti.
*Sinistra critica
Salvatore Cannav 24 marzo 2009, 17:58
L'intervento 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile: Sc illustra oggi al Senato la misura anticrisi a sostegno dei redditi, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie
A seguito della raccolta di 70mila firme in calce alla Proposta di legge di iniziativa popolare per il Salario minimo (Smic) a 1300 euro, il Salario sociale, il recupero del Fiscal drag e una nuova Scala mobile, Sinistra Critica torna in Parlamento con una misura anticrisi a sostegno dei redditi di lavoratori e lavoratrici, pagata dai profitti delle imprese e dalla tassazione delle rendite finanziarie.
Il ritorno è un po' più che simbolico perché la proposta, che è stata illustrata oggi al Senato in una Conferenza stampa ma anche alla presidenza del Senato stesso, è il frutto di un lavoro lento e silenzioso durato oltre sei mesi e che ha visto centinaia di banchetti davanti ai luoghi di lavoro, per le strade, nelle città.
Non è stato un lavoro facile, il grado di demoralizzazione e spaesamento provocato dalla disfatta di aprile 2008, frutto del fallimento della Sinistra al governo del Paese, si sono rivelati molto più ampi di quanto pensassimo e molto più forte la disillusione verso qualsiasi forma di riscossa.
Sinistra Critica dopo le elezioni ha deciso di ripartire dal basso, dal contatto diretto. Ha parlato con quasi un milione di persone, ha strappato le firme una a una nel disinteresse generale e nel silenzio gelido degli stessi quotidiani di sinistra. Oggi questo sforzo produce un primo risultato: la prima legge presentata dalla Sinistra in una legislatura che la vede assente dal Parlamento. E' un fatto simbolico, in Parlamento ci si torna solo se si ricomincia dalla fatica quotidiana e non con mosse a effetto, trovate elettoralistiche o dichiarazioni di agenzia.
Ovviamente il risultato di poter depositare alla Commissione Lavoro del Senato un progetto di legge non significa nulla se questo non viene supportato da una campagna permanente che provi a mettere al centro dell'agenda politica la questione del salario, della redistribuzione del reddito dal capitale al lavoro e del reperimento di risorse là dove si sono accumulate negli ultimi quindici anni, nel profitto e nella rendita. Per questo la campagna continuerà: sarà possibile continuare a firmare per la legge sul sito www.51000.it, e proporremo al sindacalismo di classe, ad associazioni, comitati e quant'altro vorrà partecipare l'istituzione di un Comitato di sostegno alle leggi popolari come la nostra ma anche come quella sulla scala mobile presentato nella legislatura precedente.
L'obiettivo è che il Parlamento ne discuta, prenda una qualche posizione, dia una qualche risposta. L'obiettivo centrale, ovviamente, è che si sviluppi una mobilitazione nel paese che vada oltre le singole vertenze o le parate organizzative per sviluppare sul nodo del salario, del reddito, della difesa dalla crisi, una grande vertenza generale e unificante di tutto il mondo del lavoro, del precariato, dei diritti. Sinistra Critica c'è, è in campo e ha cercato di dimostrarlo con i fatti.
*Sinistra critica
PDCI E RC INSIEME PER LE EUROPEE

PDCI E RC INSIEME PER LE EUROPEE?
L'appello della Federazione di Alessandria del Partito dei Comunisti Italiani
(red. 25/3) - PDCI e R.C. uniti per le prossime elezioni europee: finalmente l'ipotesi avanzata dal nostro partito di unità dei comunisti per sviluppare un processo unitario della sinistra si sta realizzando. Chiediamo con forza, quindi, ai compagni di Rifondazione di adottare la stessa linea anche per le prossime elezioni amministrative provinciali.
Questa ipotesi, ne siamo convinti, potrà ridare a tante compagne e compagni quel senso di appartenenza e di speranza che purtroppo in questi ultimi anni hanno perso per la forte frammentazione che si è determinata a sinistra.
Se vogliamo continuare a lottare contro le ingiustizie sociali, per la libertà e la democrazia fuori e dentro le istituzioni, ridando forza a quelle istanze politiche che storicamente hanno portato avanti per anni quei comunisti, che oggi le destre in questo processo autoritario hanno scientificamente voluto escludere dal parlamento italiano, sarà necessario a nostro avviso ritrovare prima di tutto quell’unità comunista nell'interesse generale dei lavoratori, affinché vengano garantiti i loro diritti, per la difesa della scuola pubblica e della sanità pubblica, per poter affermare ancora quei valori di uguaglianza e giustizia, che stanno alla base della costituzione italiana e che purtroppo in questa nostra società si stanno perdendo.
domenica 22 marzo 2009
Anche Pane e Libertà nel segno del falsificazionismo e del revisionismo storici

Anche Pane e Libertà nel segno del falsificazionismo e del revisionismo storici
di Giuseppe Amata
Non poteva essere diversamente. Anche la fiction su Giuseppe Di Vittorio, Pane e Libertà, mandata in onda dalla RAI nei giorni 15 e 16 Marzo, dopo tante già propinate negli ultimi venti anni negli schermi televisivi su politici, papi, “foibe”, personaggi od episodi del ventennio fascista, della Resistenza, della storia sociale dell’Italia degli ultimi due secoli, si inserisce nel grande filone del falsificazionismo e del revisionismo storico per imporre alle nuove generazioni un’assimilazione dei fatti e dei personaggi della storia, indelebile con l’immagine e spesso con la buona recita degli attori (buona non si riferisce alla corretta interpretazione dei personaggi, ma semplicemente alla elevata capacità professionale), nel segno del pensiero unico, fondato sulla negazione della lotta di classe come motore della storia mondiale e quindi sulla priorità degli aspetti individuali su quelli sociali, cioè sull’assegnare una maggiore importanza ai fatti della vita privata rispetto alle relazioni sociali, ai rapporti di produzione che stimolano la coscienza sociale.
Il pensiero unico, un mix di liberalismo e conservatorismo aristocratico, battezzato alla fine degli anni ’80 del XX secolo (con la ristampa di A. De Tocqueville, L’antico regime e la rivoluzione, Rizzoli, Milano, 1989; con la rivalutazione sui mass media di Nietzsche e con l’esaltazione dei nuovi filosofi ed in particolare di Foucault) come “nuovo pensiero”, tanto caro anche a Gorbacev e Shevarnadze per disintegrare l’Unione Sovietica, è fondato sull’associazione comunismo = totalitarismo e sulla negazione della validità storica alla categoria del comunismo. E dato che questa categoria aveva affascinato per un secolo centinaia di milioni di uomini e donne di tante generazioni, non potendosi confutare il fatto che personaggi comunisti hanno lasciato una grande impronta non soltanto nella storia sociale, ma anche in ogni ramo delle attività creative del pensiero e dello sport, ecco pronta per i militanti comunisti l’antica classificazione tra cattivi e buoni; La maggior parte dei comunisti, trattati come cattivi, come orchi, dirigenti freddi e spietati, la minor parte come ingenui visionari, manipolati o bistrattati dagli orchi del potere statale o della gerarchia di partito.
Ma ritorniamo a Pane e Libertà ed al suo personaggio, Giuseppe Di Vittorio.
Gran parte delle due puntate è dedicata agli accadimenti familiari, mentre i fatti politici che hanno segnato la militanza del leader storico della CGIL rimangono in secondo piano od in ombra oppure completamenti assenti. Come è ad esempio l’adesione al Partito comunista, la sua lotta clandestina durante il fascismo e la sua formazione politica, come quella degli altri confinati, attraverso lo studio del marxismo, del leninismo, dell’economia politica e della politica economica che si applicava in Unione Sovietica, fino a diventare segretario generale della CGIL.
Dell’Unione Sovietica si fanno alcuni brevi riferimenti per dileggiare Stalin e l’Internazionale Comunista sia sul “socialfascismo” e sul “patto di non aggressione”, senza gli opportuni approfondimenti storici, limitandosi ad alcune generiche affermazioni didascaliche, contrapponendo il Di Vittorio “indignato” al “cinico” Togliatti pronto a giustificare tutto. Certo le divergenze o le differenze di posizioni nell’Internazionale su questi fatti vi furono e vi furono anche quando fu richiamata la politica dell’alleanza antifascista ed antinazista, al tempo della guerra di Spagna. Ma se, se ne vuole parlare, bisognerebbe dare al pubblico la corretta informazione storica, seppur sintetica, e non propinargli slogans di comodo.
Nella fiction si dimentica altresì il ruolo di Di Vittorio nell’organizzazione della Resistenza, come pure nelle occupazioni delle terre (si fa solo un accenno e di rimando si presenta il personaggio pronto a dimenticare e perdonare i soprusi e le pene corporali subite dai campieri degli agrari, proprio mentre incalzava la lotta di classe!) e nei grandi scioperi per la difesa del lavoro nelle grandi e medie fabbriche del Nord, segnati da decine di lavoratori caduti come a Modena nel 1953. Della liberazione dell’Italia e dell’Europa si mette in evidenza solo la presenza delle truppe, dei carri armati e delle bandiere americane; mentre, come anche nel film di Benigni, La vita è bella, non vi è traccia della grande offensiva delle truppe e dei carri armati sovietici per sconfiggere il nazi-fascismo e liberare i prigionieri dai campi di concentramento. Ricordiamo che gli americani arrivarono a liberare solo il campo di Dacau, tutti gli altri campi, a partire da Auschwitz, furono liberati dai sovietici e la cosa vergognosa nell’informazione RAI e nei discorsi dei politici di casa nostra è che in occasione della shoà, che si ripropone ogni anno il 27 Gennaio, proprio nell’anniversario della liberazione del campo di Auschwitz, spesso non si ricordi il sacrificio dei soldati sovietici ed il fatto che furono loro a liberare i campi di concentramento e più di metà dell’Europa. O quando lo si ricorda si dice che è stato un fatto effimero perché “è arrivata una nuova dittatura” come nella fiction su Perlasca.
Non è mancato, naturalmente, di mettere in rilievo l’entrata dei carri armati russi a Budapest e quindi la riproposizione della contrapposizione tra Di Vittorio e Togliatti. E’ vero, in una prima fase, la posizione di Di Vittorio e quella di Togliatti scaturivano da diverse angolazioni di lettura degli avvenimenti; ma da ciò non si può sentenziare la “netta opposizione di Di Vittorio” alla presa di posizione dei Partiti comunisti, in quanto Di Vittorio, per mantenere l’unità della CGIL, ha dovuto mediare con la posizione di una parte della corrente socialista nel sindacato.
Tutte le fiction che la RAI ha mandato in onda, dunque, contengono un messaggio “rivoluzionario” per le nuove generazioni di studenti e per gli anziani che si vogliono acculturare: non andate a leggere libri di storia, freddi, noiosi, anche se corredati da fotocopie di documenti e fotografie, roba da perditempo, posatevi tranquillamente su un comodo divano davanti il televisore e vedrete una “storia” vivamente interpretata come strumento di “moderna qualità didattica”.
Mi permetto aggiungere: uno strumento didattico per propagandare l’ideologia delle classi dominanti. Come mi è capitato di scrivere altrove, nell’attuale momento storico la classe dominante, prima di imporre la sua volontà d’imperio con la forza, vedi le guerre imperialistiche, cerca di affermare il suo dominio ideologico con la demagogia sui “diritti umani” o meglio con la manipolazione di quei diritti umani, sanciti in ogni Costituzione, scaturita da un movimento popolare, a partire dalla presa della Bastiglia. Il diritto dell’uomo e della donna all’indipendenza economica tramite il lavoro, il diritto alla salute, alla fruizione dei beni comuni, alla libera espressione ed organizzazione si è trasformato con l’insistente propaganda dei mass media nel diritto alla libera circolazione dei capitali, delle merci e dei professionisti del capitale. Chi vuole modificare questa nuova impostazione per regolamentare le relazioni sociali e di scambio viola i “diritti umani”. E’ vero, la libertà di parola è praticata nei paesi difensori dei nuovi diritti umani ma è tollerata fino a quando non è offensiva alle regole della classe dominante. Per farla breve, la nuova versione dei diritti umani, i nuovi regolamenti, le fiction rappresentano il nuovo canto delle sirene, che a differenza di quello mitologico che interessava solo i naviganti, questo rappresenta una trappola mortale per i popoli di tutto il mondo.
venerdì 20 marzo 2009
Fiat Pomigliano, avvisati con sms e a turno iniziato che oggi non si lavora

Fiat Pomigliano, avvisati con sms e a turno iniziato che oggi non si lavora
"Senza lavoro" la motivazione. Oltre 2000 operai mandati a casa e niente paga
Diritti, tutele, Statuto dei lavoratori, rispetto, dignità delle persone, sono tutti concetti e categorie prive di senso ed ignorate nei confronti dei lavoratori della Fiat auto di Pomigliano d'Arco che questa mattina sono stati avvisati mentre erano già al lavoro del fatto che oggi non si poteva assemblare e quindi tutti a casa
I dirigenti della Fiat hanno comunicato alle Rsu e agli operai (2100) che per oggi era sospesa la produzione dell'Alfa 159. Ieri, per la catena di montaggio dell'Alfa 147, i sindacalisti avevano ricevuto un sms con il quale si comunicava che alle 6 non partiva la produzione. Si tratta di una vera e propria aggressione nei confronti del lavoro, nello spregio assoluto della dignità e dei diritti delle persone.
Se ieri erano partiti alcuni sms, oggi gli operai sono stati fatti entrare nello stabilimento e poi intorno alle 10,00 l'azienda ha annunciato il “senza lavoro”, cioè poiché mancavano i cablaggi non si poteva lavorare, quindi tutti fuori e giornata di lavoro non pagata.
Gerardo Giannone, operaio comunista della Fiat auto di Pomigliano, ci ha spiegato come «con il “senza lavoro” non siamo coperti nemmeno dalla cassa integrazione. Avvisarci la mattina stessa è diventata ormai una prassi da parte dell'azienda, da qui l'indignazione e la rabbia che anche questa mattina hanno assalito gli operai». Sebastiano D'Onofrio, rappresentante sindacale della Fiom, racconta così l'accaduto: «I capi-reparto hanno detto di tornare a casa, senza dare alcuna spiegazione sul perché della sospensione. Le Rsu e le segreterie sindacali, invece, hanno ricevuto un sms di comunicazione dal gruppo dirigente, dopo che quasi tutti i lavoratori erano già stati informati». Non si hanno notizie più chiare sulla ripresa o meno della produzione, oggi infatti doveva essere il penultimo giorno di produzione dell'Alfa 159, da lunedì, infatti, si passa dalla padella nella brace con un periodo di cassa integrazione che dovrebbe terminare il 20 aprile.
Inoltre a Pomigliano è crisi da oltre un anno, vista la produzione di auto costose e non a basse emissioni, quindi un mercato per il quale la crisi è amplificata. L'indotto è allo stremo e le piccole imprese fornitrici di materiali per l'assemblaggio non ricevono i soldi da mesi e così bloccano le forniture. Secondo Giannone «sarebbe necessario che le istituzioni intervenissero. La Regione invece di spendere 190 milioni di euro per la formazione rivolta agli operai in cassa integrazione, che andrebbero a percepire tra i 200-300 euro per qualche mese, dovrebbe chiedere ed intervenire per una riconversione della produzione ed un rilancio dell'industria. Non abbiamo bisogno di assistenza ma di far ripartire il lavoro». Per Terenzio Del Gaudio, responsabile Lavoro Pdci-Campania, «la situazione è difficile e le promesse per cambi di produzione e riconversioni sembrano ogni giorno più aleatorie. Per la produzione di auto ecocompatibili si parla di tempi lunghissimi, mentre l'altra ipotesi avanzata è quella che a Pomigliano dovrebbero realizzarsi le produzioni in eccesso negli stabilimenti di Melfi e Cassino. Ma si capisce che nella situazione attuale di crisi non ci sono produzioni in eccesso».
a. v.
(19.3.09)
mercoledì 18 marzo 2009
Ora nel Pd si accorgono che aveva ragione Prodi
Livia Turco e Renzo Lusetti, « fu un errore correre da soli»
Ci si può consolare con il classico “meglio tardi che mai”, ma anche chiedersi che cosa abbiano fatto per 15 mesi, perché non abbiano parlato, espresso critiche, dubbi
E sì perché ora a più di un anno dalla caduta del governo Prodi e dalle disastrose elezioni di aprile, a poche settimane dal fallimento della linea veltroniana i cosiddetti dirigenti del Pd, quelli che fino a qualche mese fa dicevano, almeno in pubblico, “Walter sei tutti noi”, escono allo scoperto. Per dire che Romano aveva ragione, che la scelta di andare da soli alle elezioni è stata disastrosa. «Sono andato via perché il partito aveva una linea che non condividevo» aveva detto il professore, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un atto d'accusa netto, fermo contro Veltroni e la sua strategia suicida: «grazie al suo “da soli alle elezioni” cadde il mio governo» ricorda il professore levandosi non un sassolino ma un macigno dalle scarpe. Ha aspettato Romano, fedele al consiglio che vuole che la vendetta sia un piatto che va consumato freddo. E il risultato c'è stato. Tra i parlamentari che si dicono d'accordo con l'analisi dell'ex premier Renzo Lusetti e la dalemiana Livia Turco. «L'errore commesso da Veltroni – dichiara Lusetti - è stato quello di annunciare che il Pd sarebbe andato da solo alla sfida elettorale quando ancora non c'era la crisi di governo, una scelta che ha indebolito l'esecutivo». «Io gli do ragione, ho sempre pensato che Prodi avesse ragione», commenta Livia Turco. L'ha sempre pensato, ma l'ha solo sussurrato. Peccato.
Per Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, e leader della nuova formazione “Sinistra e libertà” «Prodi ha fatto un discorso di verità, ricostruendo i passaggi che hanno portato alla caduta del suo governo». In questi passaggi, ad onor del vero, un ruolo di rilievo lo occupa anche Fausto Bertinotti, che con il “brodino caldo”, "il poeta morente” e la “separazione consensuale” fu uno dei co-protagonisti della fine del governo di centrosinistra.
g.c.
Livia Turco e Renzo Lusetti, « fu un errore correre da soli»
Ci si può consolare con il classico “meglio tardi che mai”, ma anche chiedersi che cosa abbiano fatto per 15 mesi, perché non abbiano parlato, espresso critiche, dubbi
E sì perché ora a più di un anno dalla caduta del governo Prodi e dalle disastrose elezioni di aprile, a poche settimane dal fallimento della linea veltroniana i cosiddetti dirigenti del Pd, quelli che fino a qualche mese fa dicevano, almeno in pubblico, “Walter sei tutti noi”, escono allo scoperto. Per dire che Romano aveva ragione, che la scelta di andare da soli alle elezioni è stata disastrosa. «Sono andato via perché il partito aveva una linea che non condividevo» aveva detto il professore, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. Un atto d'accusa netto, fermo contro Veltroni e la sua strategia suicida: «grazie al suo “da soli alle elezioni” cadde il mio governo» ricorda il professore levandosi non un sassolino ma un macigno dalle scarpe. Ha aspettato Romano, fedele al consiglio che vuole che la vendetta sia un piatto che va consumato freddo. E il risultato c'è stato. Tra i parlamentari che si dicono d'accordo con l'analisi dell'ex premier Renzo Lusetti e la dalemiana Livia Turco. «L'errore commesso da Veltroni – dichiara Lusetti - è stato quello di annunciare che il Pd sarebbe andato da solo alla sfida elettorale quando ancora non c'era la crisi di governo, una scelta che ha indebolito l'esecutivo». «Io gli do ragione, ho sempre pensato che Prodi avesse ragione», commenta Livia Turco. L'ha sempre pensato, ma l'ha solo sussurrato. Peccato.
Per Nichi Vendola, presidente della regione Puglia, e leader della nuova formazione “Sinistra e libertà” «Prodi ha fatto un discorso di verità, ricostruendo i passaggi che hanno portato alla caduta del suo governo». In questi passaggi, ad onor del vero, un ruolo di rilievo lo occupa anche Fausto Bertinotti, che con il “brodino caldo”, "il poeta morente” e la “separazione consensuale” fu uno dei co-protagonisti della fine del governo di centrosinistra.
g.c.
martedì 17 marzo 2009
Salvador : l'Fmln vince le presidenziali!
L'Fmln vince le presidenziali in Salvador
Funes è il nuovo presidente con il 51,27% mentre la destra si ferma al 48,73. Il popolo in piazza con i vecchi comandanti guerriglieri
La vecchia guerriglia salvadoregna ha ottenuto una vittoria storica. Per la prima volta dopo la fine della guerra civile e la firma degli accordi di pace, il Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale (Fmln) ha conquistato la presidenza della repubblica del Salvador
Il suo candidato Mauricio Funes ha avuto il 51,27% dei voti mentre la destra (Arena) si è fermata al 48,73%. Il nuovo presidente ha parlato, circondato dai vecchi comandanti guerriglieri con voce rotta dalla fatica e dalla emozione. «Questa notte occorre avere lo stesso sentimento di speranza e di riconciliazione che abbiamo avuto con la firma degli accordi di pace. Oggi -ha continuato- abbiamo firmato un nuovo accordo di pace del paese con se stesso. Per questo invito tutte le forze politiche e sociali a costruire insieme il futuro. Non ho alcun dubbio che oggi ha trionfato il popolo che ha creduto nella speranza e ha vinto la paura».
In ogni caso con i suoi alti e bassi la vecchia guardia della guerriglia ha voluto presentare come candidato un giovane, moderato i cui discorsi pieni di dialogo e di riconciliazione nazionale hanno portato alla vittoria. Durante tutta la campagna elettorale l'Fmln era stato accusato dalla destra di voler vendere il paese a Hugo Chavez e al comunismo internazionale. Ma il nuovo presidente non si è rivolto al Venezuela ma direttamente agli Usa, nel suo primo discorso, rivendicando una politica estera indipendente, di integrazione centroamericana e di rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti.
Funes ha iniziato il discorso dicendo: «Questa è la notte più felice della mia vita e credo che sarà la notte della più grande speranza per il Salvador». Poi riferendosi a monsignor Romero, assassinato nel 1980, ha ricordato che, come diceva lui, «la chiesa ha una opzione preferenziale per i poveri. Questo farò io: favorire i poveri e gli esclusi». Dalla piazza oltre a grandi applausi si è alzato forte un grido «El pueblo unido jamas serà vencido».
L'avversario sconfitto ha accettato democraticamente la vittoria di Funes con una dichiarazione ufficiale. Da oggi si apre un capitolo nuovo per la storia del Salvador e dell'America latina dove sempre con più forza avanza ovunque la sinistra. Auguri compagno Funes.
(16.3.09)
Funes è il nuovo presidente con il 51,27% mentre la destra si ferma al 48,73. Il popolo in piazza con i vecchi comandanti guerriglieri
La vecchia guerriglia salvadoregna ha ottenuto una vittoria storica. Per la prima volta dopo la fine della guerra civile e la firma degli accordi di pace, il Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale (Fmln) ha conquistato la presidenza della repubblica del Salvador
Il suo candidato Mauricio Funes ha avuto il 51,27% dei voti mentre la destra (Arena) si è fermata al 48,73%. Il nuovo presidente ha parlato, circondato dai vecchi comandanti guerriglieri con voce rotta dalla fatica e dalla emozione. «Questa notte occorre avere lo stesso sentimento di speranza e di riconciliazione che abbiamo avuto con la firma degli accordi di pace. Oggi -ha continuato- abbiamo firmato un nuovo accordo di pace del paese con se stesso. Per questo invito tutte le forze politiche e sociali a costruire insieme il futuro. Non ho alcun dubbio che oggi ha trionfato il popolo che ha creduto nella speranza e ha vinto la paura».
In ogni caso con i suoi alti e bassi la vecchia guardia della guerriglia ha voluto presentare come candidato un giovane, moderato i cui discorsi pieni di dialogo e di riconciliazione nazionale hanno portato alla vittoria. Durante tutta la campagna elettorale l'Fmln era stato accusato dalla destra di voler vendere il paese a Hugo Chavez e al comunismo internazionale. Ma il nuovo presidente non si è rivolto al Venezuela ma direttamente agli Usa, nel suo primo discorso, rivendicando una politica estera indipendente, di integrazione centroamericana e di rafforzamento delle relazioni con gli Stati Uniti.
Funes ha iniziato il discorso dicendo: «Questa è la notte più felice della mia vita e credo che sarà la notte della più grande speranza per il Salvador». Poi riferendosi a monsignor Romero, assassinato nel 1980, ha ricordato che, come diceva lui, «la chiesa ha una opzione preferenziale per i poveri. Questo farò io: favorire i poveri e gli esclusi». Dalla piazza oltre a grandi applausi si è alzato forte un grido «El pueblo unido jamas serà vencido».
L'avversario sconfitto ha accettato democraticamente la vittoria di Funes con una dichiarazione ufficiale. Da oggi si apre un capitolo nuovo per la storia del Salvador e dell'America latina dove sempre con più forza avanza ovunque la sinistra. Auguri compagno Funes.
(16.3.09)
lunedì 16 marzo 2009
Prodi: governo finì quando Veltroni cambiò linea.

Prodi: Governo finì quando Veltroni cambiò linea
Red, 16 marzo 2009, 11:30
Il Professore, dagli schermi di Fazio, non pronuncia mai il nome di Veltroni, ma la bocciatura è totale. "Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare da solo - ricorda - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e portare nella cultura di governo anche le ali estreme"
Walter Veltroni e Clemente Mastella. Accomunati. È terribile il ritorno in tv di Romano Prodi a parlare del Partito democratico - scrive La Repubblica -. "Cosa pensò - gli chiede Fabio Fazio a 'Che tempo che fa' - quando lei era presidente del Consiglio e Veltroni disse che il Pd se ci fossero state le elezioni avrebbe corso da solo?". L'ex premier risponde a razzo. "Non ho avuto bisogno di pensare. Mastella mise la testa di traverso nel mio ufficio e mi disse: "Ragazzi miei, se volete far fuori me, sono io a far prima fuori voi". Sorride, poi aggiunge: "Per la verità usò una frase un po' più colorita".
Non è finita. Mastella votò contro, il governo di centrosinistra cadde. Prodi ci tiene a far saper che poteva durare. "Dopo una Finanziaria durissima, il paese si poteva distendere, avere i frutti di quei sacrifici. Invece è successo come con il mio primo governo. Entrammo nell'euro, poi il governo fu fatto cadere". Non pronuncia il nome di Veltroni, ma la bocciatura è totale.
Pubblica, per la prima volta. Dalla poltroncina della trasmissione di Rai Tre dove si siede dopo il comico Iacchetti e l'economista Latouche. E prima che Luciana Littizzetto lo dipinga come un Bin Laden uscito dalle grotte della politica. "Io ho sempre sostenuto che il Pd non deve andare da solo - martella - . Ritengo che sia compito della democrazia assorbire e portare nella cultura di governo anche le ali estreme".
Ovvero a sinistra arrivare fino ai comunisti delle varie sigle.
Il Professore si lancia dagli schermi di Fazio in una vera lezione di politica: "Con una legge elettorale bipartitica si può avere un partito che comprende tutto, - dice - ma se la legge permette ancora la frammentazione allora serve una coalizione per vincere le elezioni e il Pd ne è il nucleo portante". Il segretario sconfitto è colpito e ancora colpito. "Certamente la linea adottata non era la mia e per questo mi sono fatto da parte" dice un Prodi serafico e durissimo. Si è messo l'ultima cravatta che gli regalarono quando se ne stava per andare da Palazzo Chigi.
Racconta che non c'è nessun retroscena nella tessera del partito presa solo sabato scorso, a marzo inoltrato. "Non è stata una nuova iscrizione, c'è stato un gran can can ma sono iscritto da sempre. Aspettavo solo la tessera nuova. Ma io ero già iscritto, poi mi hanno telefonato dicendomi "C'è la tessera, vieni a prenderla" ha esordito. Fazio punzecchia: "Non c'entra il cambio Veltroni-Franceschini?" "Non arrivava la tessera stampata. Non mi aspettavo tutta questa sorpresa, forse qualcuno si aspettava che non la rifacessi, che nutrissi rancore. Mi sembra ovvio che ci vogliono i tempi necessari".
La diplomazia politico-televisiva si ferma qui e nel non fare attacchi con nomi e cognomi. Ma non c'è comprensione per Veltroni che pure, sempre sabato, lo aveva ricordato "con affetto" nella sua prima uscita pubblica dopo le dimissioni.
E non è ancora finita l'apparizione tv che si alza il coro di elogi e dei rimpianti dei prodiani superstiti. Quello del Professore è un partito completamente antitetico rispetto al veltroniano. Prodi ripete che "il Pd è il proseguimento dell'Ulivo". "E' la speranza del paese. Il futuro. Non possiamo che scommettere su questo. Mettere insieme i diversi riformismo". Sul suo futuro insiste a dire che non si ricandiderà più alla guida del centrosinistra.
"No. Sono un serio tesserato di un partito". Nè che sarà capolista alle elezioni europee o presidente del Pd. "Quando ho detto esco dalla politica l'ho detto con serietà. Mi hanno offerto di essere capolista alle europee, e me l'ha offerto il Belgio. Mi ha fatto piacere, ma ho chiuso".
Dai retroscena dei quotidiani mainstream si apprende inotltre che, in realtà, il ritorno prodiano sarebbe stato in gestazione da settimane.
Dario Franceschini non ancora segretario, due sabati prima delle elezioni in Sardegna, era andato a Bologna a casa di Prodi ad anticipargli il possibile addio di Veltroni e a chiedergli un coinvolgimento nel partito. Anche i suoi fedelissimi avevano insistito. La tessera del Pd ripresa dal deluso più eccellente dice che la pacificazione interna guidata dal nuovo segretario ha avuto successo.
Per motivi diversi, Massimo D'Alema ed il Professore avevano accompagnato la segreteria di Walter Veltroni con un distacco ostentato e risentito. Adesso sono entrambi di nuovo in gioco: seppure con due ipotesi opposte di partito. I veltroniani vedono nell'appoggio a Franceschini una voglia di rivalsa: di D'Alema, perché si sentiva emarginato dal nuovismo; e di Prodi, perché la discontinuità col governo dell'Unione aveva finito per accentuare l'idea del suo fallimento. Ma forse esiste una seconda ragione: la nuova leadership nasce politicamente neutrale, con l'imperativo del "primum vivere". Dunque, cancella per necessità qualunque ambizione di durata e di chiarezza strategica. Franceschini gioca ogni carta sul recupero dell'astensionismo di sinistra e dell'antiberlusconismo: due frontiere sulle quali di qui alle europee di primavera tutti sembrano d'accordo.
L'obiettivo, quasi il sogno proibito, è quello di avvicinarsi al risultato del 2008. Un anno fa apparve una sconfitta bruciante nei confronti del centrodestra berlusconiano. Dimostrò che il Pd non aveva preso un solo voto al centrodestra; e che doveva rivedere tutto. Ma oggi l'ipotesi anche soltanto di avvicinarsi al 30 per cento sarebbe vissuta come un miracolo: significherebbe avere arginato una delusione che rischia di portarsi via il Pd in quanto tale.
La rivalutazione di Prodi e dell'Unione; l'insistenza sulla continuità fra Pd e Ulivo; gli attacchi ad un Berlusconi considerato avversario naturale ed ideale del centrosinistra: tutto contribuisce a rendere la segreteria Franceschini come il luogo ideale di una temporanea riconciliazione. All'ombra di questa strategia ognuno nel Pd può mettere un'ipoteca sul dopo elezioni. Solo ad urne chiuse si capirà se l'operazione è servita a far ripartire il progetto piddino o se questo va archiviato.
domenica 15 marzo 2009
Il Secolo lancia un "Istituto Gramsci" della destra
Documenti, cimeli, cartoline dell'Msi e di An
Se ne sentiva veramente la mancanza, dopo il revisionismo, che ha toccato i terreni del falso storico e dell'indecenza, passiamo ora alla agiografia del fascismo
La proposta è di Alessandro Campi, quotato intellettuale di destra che dalle pagine del Secolo d'Italia lancia il progetto di un “Archivio nazionale”, che raccolga le testimonianze e i documenti della destra italiana, diciamo un Istituto Gramsci all'incontrario. Certo Alleanza nazionale visto che si sta sciogliendo nel Pdl doveva pur inventarsi un qualcosa per far sopravvivere la sigla (An). L'idea dell'archivio è piaciuta subito a quelli dell'ambiente di destra e così si registra il plauso di Venezani e Mennitti. Ma ecco di cosa dovrebbe trattarsi: un archivio nazionale che raccolga quanto proposto in 60 anni dall'Msi prima e da An dopo; documenti, libri, cartoline, filmati che testimoniano la storia del partito dal dopoguerra ai giorni nostri. «Un modo – spiegano gli ideatori della proposta - per tutelare l'ampio patrimonio culturale del movimento politico fondato il 26 dicembre 1946 dai reduci della Repubblica Sociale Italiana ed ex esponenti del partito nazionale fascista». Donato La morte, memoria storica del partito e deputato, dice: «Stiamo pensando di creare un archivio nazionale dove raccogliere documenti, cimeli e quant'altro, soprattutto dal '48 in poi. Così potremo preservare il nostro patrimonio storico e culturale». Una storia gloriosa tutta nell'alveo della tradizione repubblicana e democratica del nostro Paese!(13.3.09)
Documenti, cimeli, cartoline dell'Msi e di An
Se ne sentiva veramente la mancanza, dopo il revisionismo, che ha toccato i terreni del falso storico e dell'indecenza, passiamo ora alla agiografia del fascismo
La proposta è di Alessandro Campi, quotato intellettuale di destra che dalle pagine del Secolo d'Italia lancia il progetto di un “Archivio nazionale”, che raccolga le testimonianze e i documenti della destra italiana, diciamo un Istituto Gramsci all'incontrario. Certo Alleanza nazionale visto che si sta sciogliendo nel Pdl doveva pur inventarsi un qualcosa per far sopravvivere la sigla (An). L'idea dell'archivio è piaciuta subito a quelli dell'ambiente di destra e così si registra il plauso di Venezani e Mennitti. Ma ecco di cosa dovrebbe trattarsi: un archivio nazionale che raccolga quanto proposto in 60 anni dall'Msi prima e da An dopo; documenti, libri, cartoline, filmati che testimoniano la storia del partito dal dopoguerra ai giorni nostri. «Un modo – spiegano gli ideatori della proposta - per tutelare l'ampio patrimonio culturale del movimento politico fondato il 26 dicembre 1946 dai reduci della Repubblica Sociale Italiana ed ex esponenti del partito nazionale fascista». Donato La morte, memoria storica del partito e deputato, dice: «Stiamo pensando di creare un archivio nazionale dove raccogliere documenti, cimeli e quant'altro, soprattutto dal '48 in poi. Così potremo preservare il nostro patrimonio storico e culturale». Una storia gloriosa tutta nell'alveo della tradizione repubblicana e democratica del nostro Paese!(13.3.09)
sabato 14 marzo 2009

Monica Maro, 13 marzo 2009, 18:25
Politica Il semaforo verde è scattato in una cena Diliberto-Ferrero: dopo qualche scintilla polemica, i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune. Continuano le trattative con Sinistra Critica
E' stata una cena fra Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (che ha dovuto sacrificare alla ragione di partito la sua passione interista, nel giorno della sconfitta dei nerazzurri a Manchester) a sciogliere le ultime diffidenze fra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, in vista della lista comune per le elezioni europee. Dopo qualche scintilla polemica (il leader del Pdci Diliberto aveva accusato Ferrero di pensare a un Prc "autosufficiente"), i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune: Ramon Mantovani, Mimmo Caporusso e Gianluigi Pegolo per il Prc, Orazio Licandro, Nino Frosini e Alessandro Pignatiello per il Pdci.
Dalla prossima settimana ci saranno riunioni quasi quotidiane del gruppo di lavoro congiunto, con l'obiettivo di varare le liste entro fine mese: Rifondazione ha già convocato il comitato politico nazionale per il 28 marzo, il Pdci lo farà presto con il suo comitato centrale. "Per ora - dice Claudio Grassi, della segreteria del Prc - non ci sono criteri di proporzione fra i partiti per le liste, la cosa importante è aprire il più possibile a rappresentanti di movimento e personalità della sinistra". L'idea di una lista 'aperta' serve anche in vista della concorrenza della Sinistra per le libertà di Nichi Vendola (ex Prc) e Claudio Fava, che dovrebbero ufficializzare il matrimonio (e il simbolo comune) martedì prossimo.
Candidata ad allearsi con Prc e Pdci anche una terza formazione politica, Sinistra critica, nata dalla scissione dal Prc dei "dissidenti" del Governo Prodi. " Per ora nulla di concreto - ci spiega Cannavò (che proprio in queste ore si è ‘dimesso' dalla redazione di Liberazione, dove ha continuato formalmente a lavorare nonostante l'uscita dal partito)-. Siamo aperti al confronto, ma se non dovessimo trovare l'accordo, siamo pronti a presentarci da soli". Martedì è fissato un incontro con il segretario di Rifondazione Ferrero.Da sciogliere per il nuovo "matrimonio elettorale" l'annosa questione del il simbolo: sarà una falce e martello molto simile al simbolo di Rifondazione e del Pdci, ma Sinistra critica chiede che sotto il logo principale, in piccolo, siano presenti i tre simboli di partito su un piano paritario. A Rifondazione nicchiano, e comunque Sinistra critica pensa anche a una piccola rivincita "simbolica": la candidatura in testa di lista di Franco Turigliatto, proprio il senatore "dissidente" eletto nel 2006 con il Prc, il cui voto contrario alla politica estera di Romano Prodi e Massimo D'Alema avviò il processo della mini-scissione a fine 2007.
Politica Il semaforo verde è scattato in una cena Diliberto-Ferrero: dopo qualche scintilla polemica, i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune. Continuano le trattative con Sinistra Critica
E' stata una cena fra Paolo Ferrero e Oliviero Diliberto (che ha dovuto sacrificare alla ragione di partito la sua passione interista, nel giorno della sconfitta dei nerazzurri a Manchester) a sciogliere le ultime diffidenze fra Rifondazione comunista e i Comunisti italiani, in vista della lista comune per le elezioni europee. Dopo qualche scintilla polemica (il leader del Pdci Diliberto aveva accusato Ferrero di pensare a un Prc "autosufficiente"), i due partiti sono passati alla fase operativa delle trattative, nominando le proprie delegazioni nel gruppo di lavoro comune: Ramon Mantovani, Mimmo Caporusso e Gianluigi Pegolo per il Prc, Orazio Licandro, Nino Frosini e Alessandro Pignatiello per il Pdci.
Dalla prossima settimana ci saranno riunioni quasi quotidiane del gruppo di lavoro congiunto, con l'obiettivo di varare le liste entro fine mese: Rifondazione ha già convocato il comitato politico nazionale per il 28 marzo, il Pdci lo farà presto con il suo comitato centrale. "Per ora - dice Claudio Grassi, della segreteria del Prc - non ci sono criteri di proporzione fra i partiti per le liste, la cosa importante è aprire il più possibile a rappresentanti di movimento e personalità della sinistra". L'idea di una lista 'aperta' serve anche in vista della concorrenza della Sinistra per le libertà di Nichi Vendola (ex Prc) e Claudio Fava, che dovrebbero ufficializzare il matrimonio (e il simbolo comune) martedì prossimo.
Candidata ad allearsi con Prc e Pdci anche una terza formazione politica, Sinistra critica, nata dalla scissione dal Prc dei "dissidenti" del Governo Prodi. " Per ora nulla di concreto - ci spiega Cannavò (che proprio in queste ore si è ‘dimesso' dalla redazione di Liberazione, dove ha continuato formalmente a lavorare nonostante l'uscita dal partito)-. Siamo aperti al confronto, ma se non dovessimo trovare l'accordo, siamo pronti a presentarci da soli". Martedì è fissato un incontro con il segretario di Rifondazione Ferrero.Da sciogliere per il nuovo "matrimonio elettorale" l'annosa questione del il simbolo: sarà una falce e martello molto simile al simbolo di Rifondazione e del Pdci, ma Sinistra critica chiede che sotto il logo principale, in piccolo, siano presenti i tre simboli di partito su un piano paritario. A Rifondazione nicchiano, e comunque Sinistra critica pensa anche a una piccola rivincita "simbolica": la candidatura in testa di lista di Franco Turigliatto, proprio il senatore "dissidente" eletto nel 2006 con il Prc, il cui voto contrario alla politica estera di Romano Prodi e Massimo D'Alema avviò il processo della mini-scissione a fine 2007.
venerdì 13 marzo 2009
Niente ronde, solo squadracce. Da Roma a Pordenone aggressioni razziste
Mancuso (Arcigay), «giustizia fai-da-te in mano a gruppi di fanatici integralisti»
«Siete romeni?», in realtà sono albanesi ma comunque arrivano le botte, siamo a Roma, Tor Bella Monaca la scorsa notte, gli aggressori sono una trentina di italiani armati di bastoni e pietre, sembra anche qualche pistola
La colpa delle due vittime è solo quella di essere stranieri. Oggi arriva anche la notizia che a Pordenone uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali, è stato insultato e aggredito a calci e pugni da tre persone: due giovani di 21 e 22 anni e un uomo di 43 anni. Le indagini hanno portato all'identificazione del terzetto, che così ha giustificato l'accaduto: «volevamo dare una lezione ai froci». Il presidente nazionale dell'Arci Gay, Aurelio Mancuso, denucia che tutto ciò «accade di fronte all'assenza drammatica di politiche sociali e culturali da parte delle istituzioni. In particolare nel Nord-Est la cultura delle ronde leghiste sta alimentando un clima di sfiducia, pregiudizio e paura dell'altro che legittima a rifiutare ogni diversita e fa sì che la giustizia fai-da-te del nostro paese sia in mano a gruppi di fanatici integralisti». La scorsa settimana a Napoli, nel cuore della città, è stato aggredito un giovane studente italo-etiope, anche per lui botte ed insulti.Episodi, esempi violenti di intolleranza, di razzismo, da nord a sud, nessuno escluso. Gli autori sono, ovviamente, italianissimi e magari si sentono un po' più spalleggiati dalle leggi e norme in via di approvazione. Se le ronde ancora non ci sono, di sicuro ci sono le “squadracce”, agiscono, insultano, picchiano, e qualche volta sembrano anche un po' comprese e coccolate dal senso comune. Complici di certo i gravissimi episodi di aggressioni e stupri delle ultime settimane, alcuni da attribuire a persone straniere, ma altre tutte rigorosamente di casa nostra. Ed il governo cosa fa? Si accinge ad approvare il pacchetto sicurezza con tanto di ronde per vigilare le città e l'obbligo per i medici di denunciare gli stranieri irregolari, l'inciviltà che avanza. Ma per quanto riguarda le intercettazioni, poiché in genere gli intercettati sono dei potenti, ad essere colpevoli sono i giornalisti. Poi però, per far vedere che siamo un paese civile, si manda in onda una bella fiction, nella quale, guardando la luna, sono tutti buoni, belli (anche gli stranieri!), comprensivi e solidali, ma che sia solo per fiction. L'importante è che le persone seguitino ad essere più terrorizzate dai “mostri” della Caffarella che dalla crisi, dalla perdita di lavoro, dall'aggressione ai diritti.
Mancuso (Arcigay), «giustizia fai-da-te in mano a gruppi di fanatici integralisti»
«Siete romeni?», in realtà sono albanesi ma comunque arrivano le botte, siamo a Roma, Tor Bella Monaca la scorsa notte, gli aggressori sono una trentina di italiani armati di bastoni e pietre, sembra anche qualche pistola
La colpa delle due vittime è solo quella di essere stranieri. Oggi arriva anche la notizia che a Pordenone uomo di 30 anni, omosessuale, seguito dai servizi sociali, è stato insultato e aggredito a calci e pugni da tre persone: due giovani di 21 e 22 anni e un uomo di 43 anni. Le indagini hanno portato all'identificazione del terzetto, che così ha giustificato l'accaduto: «volevamo dare una lezione ai froci». Il presidente nazionale dell'Arci Gay, Aurelio Mancuso, denucia che tutto ciò «accade di fronte all'assenza drammatica di politiche sociali e culturali da parte delle istituzioni. In particolare nel Nord-Est la cultura delle ronde leghiste sta alimentando un clima di sfiducia, pregiudizio e paura dell'altro che legittima a rifiutare ogni diversita e fa sì che la giustizia fai-da-te del nostro paese sia in mano a gruppi di fanatici integralisti». La scorsa settimana a Napoli, nel cuore della città, è stato aggredito un giovane studente italo-etiope, anche per lui botte ed insulti.Episodi, esempi violenti di intolleranza, di razzismo, da nord a sud, nessuno escluso. Gli autori sono, ovviamente, italianissimi e magari si sentono un po' più spalleggiati dalle leggi e norme in via di approvazione. Se le ronde ancora non ci sono, di sicuro ci sono le “squadracce”, agiscono, insultano, picchiano, e qualche volta sembrano anche un po' comprese e coccolate dal senso comune. Complici di certo i gravissimi episodi di aggressioni e stupri delle ultime settimane, alcuni da attribuire a persone straniere, ma altre tutte rigorosamente di casa nostra. Ed il governo cosa fa? Si accinge ad approvare il pacchetto sicurezza con tanto di ronde per vigilare le città e l'obbligo per i medici di denunciare gli stranieri irregolari, l'inciviltà che avanza. Ma per quanto riguarda le intercettazioni, poiché in genere gli intercettati sono dei potenti, ad essere colpevoli sono i giornalisti. Poi però, per far vedere che siamo un paese civile, si manda in onda una bella fiction, nella quale, guardando la luna, sono tutti buoni, belli (anche gli stranieri!), comprensivi e solidali, ma che sia solo per fiction. L'importante è che le persone seguitino ad essere più terrorizzate dai “mostri” della Caffarella che dalla crisi, dalla perdita di lavoro, dall'aggressione ai diritti.
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